Natale si sa, vuol dire cene e feste con i parenti. Ecco 4 film nei quali si affrontano l’abbuffata di natale e le feste coi parenti, un momento di confronto sociale per guardarsi dentro.


INDICE:


1. La Grande Abbuffata

“La grande abbuffata” arriva sugli schermi nel 1973, diretto da Marco Ferreri. La parola “grande”, in questo caso, non è scelta a caso. 

Grande è il cast: Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Micheal Piccoli si riuniscono insieme in un grande casale nei dintorni di Parigi. 

Grande è l’originalità della trama (a tratti sconcertante): stanchi della vita, questi 4 personaggi – ognuno con il suo piccolo o grande fardello da portare addosso – scelgono deliberatamente di rifugiarsi nella negazione e nel cibo per porre fine ad un’esistenza che rifiutano. 

E grande sono le abbuffate, il simbolo e la metafora che il cibo rispecchia in ognuno di loro.

C’è che rigetta il rapporto con la moglie, chi una parte di se stesso che conosce solo lui, chi non ha mai affrontato la sua maturità sessuale. Di conseguenza, il cibo diventa evasione e anche un modo per godere e godere fino alle estreme conseguenze, fregandosene di tutto.

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Consiglio: guardalo se hai lo “stomaco forte” perché, anche se è un cult, non è un film adatto a tutti. Soprattutto, ricorda che le abbuffate estreme in questo caso sono un mezzo per porre fine alle sofferenze dei protagonisti. E che non è mai una via d’uscita affogare i tuoi dispiaceri nel cibo

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Una scena del film “La Grande Abbuffata”

Contattami se ti senti “strano” se ti capita di guardare persone che si abbuffano.


2. Perfetti sconosciuti

“Perfetti sconosciuti” è un film italiano del 2006, diretto da Paolo Genovese, dalla trama molto semplice: un gruppo di amici di vecchia data si riunisce in una cena casalinga per aggiornarsi e accogliere la luna piena insieme. 

Durante una conversazione su una coppia di loro conoscenza, separatasi per colpa di alcuni messaggi che il marito si scambiava con l’amante (accidentalmente scoperti dalla moglie), la padrona di casa Eva lancia l’idea di un gioco: lasciare i telefoni alla portata di tutti durante la serata, nella quale qualsiasi chiamata o messaggio verrà condiviso tra i presenti. 

La cena continua, la luna piena è alta nel cielo… i messaggi iniziano ad arrivare. Quello che nasce come gioco, si trasforma in un esperimento sociale complicato da gestire: quanto siamo onesti con gli altri? Quanto della nostra vita privata traspare da quella pubblica? Quanti segreti abbiamo, che non condividiamo neppure con i nostri compagni? Ecc. ecc.

In questo caso, anche se il momento della cena è un puro espediente narrativo, ricorda molto le turbe psicologiche che affrontiamo ogni volta che ci ritroviamo a mangiare con i parenti, specie se abbiamo un rapporto complicato con il cibo. E cosa facciamo, dunque? Evitiamo i contatti sociali, per rinchiuderci ancora di più in noi stessi.

Consiglio: il cibo condiviso non deve necessariamente diventare un dramma sociale. Commenti inopportuni, sguardi, fissazioni sulla quantità ingerita di cibo (quanto mangi – non mangi abbastanza) o sulla quantità di grasso accumulato o perso ci saranno sempre. Fanno parte del DNA delle persone. Detto questo, intraprendere un lavoro di consapevolezza e accettazione di sé è importante. E va fatto il prima possibile, specie quando per noi il cibo e il corpo diventano nemici

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Una scena del film “Perfetti Sconosciuti”

3. Il pranzo della domenica

“Il pranzo della domenica” è un film del 2003, diretto da Carlo Vanzina. Franca è una donna della borghesia romana, la cui vita cambia dopo la morte del marito. Per avere la famiglia vicina, le sue tre figlie e i rispettivi compagni, nipotini compresi, Franca decide di creare l’occasione del “pranzo della domenica”. Purtroppo, Franca ha un indicente domestico proprio durante il pranzo, evento che scatena una serie di problematiche nascoste dietro l’apparente facciata di “armonia” familiare. 

Ci sono alcune scene, specie quelle legate al cibo, durante le quali le conversazioni procedono nella “normalità” familiare. Battute, modi di dire, espressioni – specie degli attori comici Rocco Papaleo e Maurizio Mattioli – ricordano quelle di zii o parenti di ogni famiglia. E fin qui tutto ok. O no? 

Riguardando il film, del resto, ho notato tantissimi riferimenti al grasso corporeo, all’obesità, alla dieta, che seppure sono “semplici” commenti, nascondono l’idea tipica della Diet Culture per cui si diventa felici e di successo solo controllando il proprio aspetto e l’apparenza. 

Consiglio: al di là della trama o della piacevolezza del film, la visione ci ricorda come in ogni famiglia ci siano delle imperfezioni o dei “personaggi scomodi”. Ma non possiamo farne una condanna o una causa di malessere perenne. Possiamo scegliere di “ignorare” quello che ci dà fastidio, per concentrarci al contrario nelle cose che ci fanno stare bene. Specie durante le feste.

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“Il pranzo della domenica”: la locandina del film

4. Parenti Serpenti 

Un’anziana coppia accoglie figli e nipoti nella loro casa in Abruzzo per festeggiare le vacanze di Natale. Dopo una giornata trascorsa tra chiesa e tombola, come da tradizione, la nonna chiede ai figli chi di loro li porterà a vivere con sé, ormai che sono vecchi. Chi di loro si assumerà la responsabilità? 

Il film mette in scena una riunione “bucolica” tra i membri di una famiglia del centro sud, numerosa e calorosa. Come spesso accade, lo stare tutti insieme a Natale tira fuori il meglio (peggio) di ognuno. 

Alcuni dialoghi tra i protagonisti del film di Monicelli – ovviamente tra le varie crisi matrimoniali, battute invidiose e mancanza di comunicazione – riguardano il cibo e il modo di mangiare degli altri. 

La mamma del nipotino più piccolo, che lo terrorizza con un tumore al colon per mangiare troppe patatine e hamburger; la bambina quasi adolescente che viene insultata dalla mamma per mangiare un omino di cioccolata di nascosto o lo zampone a capodanno. “E dice che vuole fare la ballerina!”. E poi la “spedisce” a mangiarsi una pastarella alla cioccola quando è di troppo.

Consiglio: il cibo spesso viene utilizzato come mezzo per “pesare” il valore di una persona. Se mangi troppo e ti lasci andare, allora non sei una persona forte oppure sei “offendibile”. Al contrario, se non mangi e ti mantieni, magari non godendo mai del cibo, allora sei da ammirare (davanti, perché i commenti “dietro” sono tutta un’altra storia). Ancora una volta, non siamo noi come persone ad essere sbagliate, bensì la società del benessere per come tratta chi cerca di costruire un sano rapporto con il cibo. In pratica: missione impossibile. Ma é davvero così?

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Una scena del film “Parenti Serpenti”

Hai visto qualcuno di questi film? Ne conosci altri che non sono in questo elenco? Scrivi il tuo suggerimento nei commenti!

Scopri gli altri film a tema natalizio o che coinvolgono il confronto con i parenti nella Seconda Parte dello Speciale!

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