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L’anoressia maschile è un disturbo alimentare che colpisce sempre più uomini. In questo articolo scopriremo insieme come si presenta, le possibili cause e quali sono i trattamenti per risolvere il problema.


INDICE:


Non solo anoressia femminile

Sebbene siano stati abitualmente caratterizzati come un problema femminile, i disturbi alimentari sono molto “democratici”, nel senso che sono neutrali rispetto al genere. Esistono, infatti, molti fattori che stanno contribuendo ad un incremento di tale problematica anche tra gli uomini (soprattutto i casi di anoressia nervosa e bigoressia).

L’ambiente e le pressioni sull’immagine corporea, poi, stanno portando sempre più uomini ad essere sotto la lente di ingrandimento e a vivere delle situazioni di malessere personale, che sfociano spesso in disturbi alimentari non diagnosticati. Del resto, abbinato a questo tipo di disordine legato al cibo, arriva anche lo stigma sociale per cui gli uomini “veri” non cercano supporto psicologico, favorendo di conseguenza anche l’isolamento sociale di queste persone. 

Infine, i test di valutazione spesso presentano un linguaggio rivolto solo a donne e ragazze, amplificando l’idea sulla natura “malsana” del disturbo alimentare presso gli uomini.

Correggere queste false impressioni, quindi, è fondamentale per rimuovere lo stigma che circonda i disturbi di genere e alimentari. Eliminando la stigmatizzazione dei disturbi alimentari, infatti, tutti avranno un migliore accesso alla diagnosi e al trattamento. Specie gli uomini che fanno fatica a chiedere aiuto. 

Scopriamo insieme tutto ciò che dobbiamo sapere sull’anoressia maschile.

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(Photo Credits @ Corriere.it)

Il caso di Lorenzo, morto di anoressia a 20 anni

A Febbraio 2020, Torino viene sconvolta dalla notizia della morte di Lorenzo (nella foto in alto), un ragazzo di 20 anni che da tempo soffriva di anoressia maschile e che, appunto, aveva appena perso la sua battaglia contro il suo terribile disturbo alimentare

Lorenzo da adolescente aveva chiesto aiuto, era stato seguito, ma crescendo aveva sviluppato una avversione proprio verso quelle stesse cure che gli avevano rimesso in piedi il corpo, ma che non lo avevano minimamente supportato dal punto di vista emotivo.

Lorenzo si sentiva solo, incompreso. “Lo abbiamo visto spegnersi lentamente, senza poter far nulla per salvarlo”, le parole di sua mamma Francesca e del papà Fabio al Corriere della Sera di Torino.

«Non mangio, perché so che così prima o poi muoio. Non ho il coraggio di salire le scale fino al terzo piano per buttarmi».

L’anoressia maschile, dunque. Quella che non guarda in faccia a nessuno, neppure ad un ragazzo di 20 anni con tutta la vita davanti.


I dati: quanti uomini soffrono di anoressia?

Quella di Lorenzo, ovviamente, non è l’unica storia di anoressia maschile finita male.

Nonostante lo stereotipo secondo cui i disturbi alimentari si verifichino solo nelle donne, infatti, in America circa una persona su tre lotta con un disturbo alimentare in generale, senza contare altri comportamenti disordinati con il cibo quali le abbuffate, l’uso di purghe, l’abuso di lassativi o il digiuno come metodo compensatorio-restrittivo per controllare il peso. Tutti “rimedi” e comportamenti comuni sia tra gli uomini che tra le donne.

Secondo uno studio statunitense, del resto, sono circa 10 milioni i maschi che, ad un certo punto della loro vita, svilupperanno un disturbo del comportamento alimentare, che però non cercheranno mai di curare a causa in gran parte dei pregiudizi culturali ancora vivi e vegeti. 

La situazione non è molto diversa in Italia. Secondo i dati in possesso dal Ministero della Salute, infatti, gli uomini rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa e il 10-15% dei casi di bulimia nervosa.

Continuando con l’analisi dei dati, poi, possiamo notare come l’incidenza dell’anoressia nervosa sia di almeno 8-9 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini l’anoressia maschile è compresa tra i valori 0,02 e 1,4 di nuovi casi (sempre su 100mila persone). 

Questo quando il disturbo viene correttamente diagnosticato. Come la mettiamo, invece, se molti uomini non dichiarano di soffrire di anoressia e, al contrario, continuano a reiterare questo comportamento? 

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Le cause dell’anoressia maschile

Perché oggi sempre più uomini soffrono di anoressia nervosa maschile? Proviamo ad analizzare le possibili cause genetiche e biologiche, ambientali e anche legate alla percezione corporea dell’uomo anoressico affetto da AN (anoressia nervosa).

Genetica e biologia

Anche se può sembrare quasi impossibile da credere, allo sviluppo dell’anoressia maschile contribuiscono molto i fattori genetici e biologici.

Tra i primi ricordiamo come la presenza di casi in famiglia di disturbi psichici, dell’umore o il disturbo ossessivo compulsivo, per esempio, possono aumentare la possibilità di sviluppare l’anoressia maschile. Senza contare come una storia di obesità infantile gestita in maniera “leggera” e con tentativi infiniti di far seguire delle diete restrittive, sia proprio una delle spinte maggiori per la nascita di episodi anoressici. 

Tra i secondi, invece, è accertato come il cervello delle persone anoressiche viva dei veri e propri deficit rispetto alle persone che hanno un rapporto pacifico con l’alimentazione a livello dei recettori interni.  

La serotonina, ovvero l’ormone del buonumore, in particolare, risulta carente in quegli individui che soffrono di anoressia, contribuendo a sballare il sofisticato equilibrio tra umore, motivazione e appetito. 

La norepinefrina, poi, ha dei meccanismi d’azione molto complessi per aumentare o diminuire l’assunzione di cibo, a seconda di dove lavora e quale sito occupa nel sistema nervoso centrale. Ebbene, nell’uomo anoressico questi meccanismi risultano alterati. 

E la stessa cosa accade, infine, con la disfunzione che avviene nel cervello di una persona anoressica nella regolazione automatica della dopamina, un neuro-trasmettitore che controlla il sonno, l’umore, l’attenzione, la personalità, l’alimentazione e, di conseguenza, i meccanismi di ricompensa e condizionamento legati proprio al cibo.

Ambiente circostante

Anche l’ambiente circostante gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo o anche l’aggravarsi di un comportamento anoressico negli uomini. 

Fin dalla giovane età ai ragazzi viene insegnato che condividere emozioni e vulnerabilità, specialmente quando si tratta di insicurezze circa il corpo, non è accettabile. Quando condividiamo o vediamo qualcuno raccontare la propria storia di sofferenza o mostrare insicurezza sull’immagine corporea sui social, ad esempio, questo qualcuno viene spesso giudicato o preso in ridicolo. 

Un mio amico una volta mi ha detto che tra uomini è come vivere costantemente tra un branco di predatori: non puoi lasciare che ti notino o che percepiscano alcuna debolezza in te, perché ti si avventeranno addosso e sarai finito. 

Eppure, sarebbero proprio queste “chiacchiere da spogliatoio” a rendere oggi gli uomini più vulnerabili e isolati dentro il loro mondo, col timore di essere “svelati” per ciò che sono. 

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Rapporto con il corpo e immagine corporea

Esistono numerosi studi sull’immagine del corpo maschile e sulla percezione che gli uomini hanno del loro corpo, e portano tutti ad una conclusione. Ovvero che moltissimi uomini hanno idee letteralmente sbagliate sul peso e sul proprio fisico, in particolare sull’importanza della muscolosità per essere accettati socialmente e anche per avere un corpo in salute. 

Ecco le idee (errate) più diffuse: 

  • La maggior parte degli uomini vorrebbe essere magra e muscolosa, secondo il principio per cui solo in questo modo si avrebbe un tipico corpo maschile “ideale”. Del resto, l’esposizione alle immagini irraggiungibili nei media e nei social porterebbe proprio all’insorgere di una crescente insoddisfazione per il proprio corpo, specie se poi l’immagine che vedono riflessa nello specchio è diversa da questa idea di “perfezione” maschile.
  • L’oggettivazione sessuale degli uomini e l’interiorizzazione delle immagini dei media predilige quasi sempre la spinta alla muscolosità estrema e al corpo definito nei minimi dettagli.

Il desiderio di aumentare la muscolatura non è affatto raro, dunque, e attraversa le diverse fasce d’età. Il 25% dei maschi di peso normale si considera sottopeso, mente il 90% degli adolescenti si esercita solo con l’obiettivo di aumentare di massa. La salute, insomma, non sarebbe l’obiettivo principale che spinge al lavoro sul corpo maschile.


Gli altri disturbi alimentari correlati: bigoressia e ortoressia

La persona anoressica, specie di sesso maschile, vive nella costante ossessione di controllare il proprio corpo (tanto che la Fondazione Veronesi parla di vere e proprie “metastasi” nel cervello, tanto sembrerebbero violente e impossibili da fermare)

Nel caso degli uomini, poi, queste “metastasi” possono essere accompagnate anche da altri disturbi alimentari correlati proprio alla immagine corporea. 

La bigoressia, la ricerca del muscolo perfetto

Il primo è la bigoressia. La dismorfia muscolare (detta anche vigoressia) è un sottotipo del disturbo dismorfico del corpo, una condizione emergente che colpisce principalmente i bodybuilder maschi

Tali individui sono ossessionati dall’essere adeguatamente muscolosi, spesso ambendo ad una immagine della “perfezione corporea” che si è fatta strada nella loro mente ma che raramente esiste nella realtà. 

Le compulsioni correlate all’anoressia maschile, dunque, includono spesso il trascorrere molte ore in palestra, lo sperperare quantità eccessive di denaro in integratori, le abitudini alimentari “ossessive” o anche l’uso di steroidi.

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I rischi per gli atleti di sviluppare anoressia o bulimia (PhotoCredits@ Neda)

L’ortoressia, l’ossessione per il cibo sano

L’ortoressia, in aggiunta, è una vera e propria ossessione per il cibo sano. Gli individui ortoressici, in pratica, si avvicinano al cibo con la sensazione costante del terrore, attenti a tutto ciò che mangiano e con la convinzione che alcuni cibi siano il demonio.

La preoccupazione patologica per il cibo sano porta a consumare esclusivamente alimenti provenienti da agricoltura biologica, cioè privi di componenti transgeniche, sostanze artificiali, pesticidi o erbicidi, oltre a quelle sostanze che hanno subito una sorta di “condanna” sociale. Questa pratica può spesso portare all’eliminazione della carne, dei grassi e di alcuni gruppi alimentari che, a volte, non vengono correttamente sostituiti da altri in grado di fornire gli stessi integratori nutrizionali.

Oltre alle ripercussioni psicologiche per chi si avvicina al cibo con tale atteggiamento di paura e stigma.


Come risolvere l’anoressia maschile 

Anche se sono una fervente sostenitrice di un approccio multidisciplinare che comporti la presa di responsabilità del paziente circa la propria guarigione (anche da soli come ho fatto io se necessario), la cura per l’uomo anoressico nello stadio avanzato passa sempre attraverso un recupero fisico medico. 

Del resto, gli studi suggeriscono che il rischio di mortalità per i maschi con disturbi alimentari è più alto di quello per le femmine, forse anche perché il corpo maschile deve necessariamente ricevere attenzioni più massicce rispetto allo stile di vita. Ecco perché un intervento precoce è fondamentale, specie nelle fasi iniziali. 

Il trattamento, però, non è uguale per tutti. Per ogni persona, infatti, dovrebbero essere presi in considerazione tutti i fattori biologici, ambientali e culturali che abbiamo visto precedentemente al fine proprio di fornire un ambiente di trattamento efficace anche dal punto di vista di accettazione ed emotività.

Trattamento medico 

Dal punto di vista medico, comunque, l’anoressia nell’uomo mostra bassi livelli di testosterone e vitamina D e ha un elevato rischio di sviluppare osteopenia e osteoporosi. Ecco perché l’integrazione di testosterone è spesso raccomandata ancora di più negli uomini.

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Trattamento emotivo e psicologico

Dal punto di vista emotivo, un approccio sensibile al genere con il riconoscimento delle diverse esigenze e delle dinamiche prettamente maschili, in definitiva, è fondamentale per avere una risposta efficace. Uomini e ragazzi in trattamento possono sentirsi fuori luogo se circondati prevalentemente (o esclusivamente) da donne e, quando possibile, si raccomanda un ambiente di trattamento esclusivamente maschile. 

Lo stesso che Lorenzo, il ragazzo del quale ho parlato all’inizio dell’articolo, non ha ricevuto e che i suoi genitori denunciano come carente in Italia

Trattamento di coaching

In abbinamento al trattamento medico per quanto riguarda le prime fasi, il recupero di una persona con anoressia maschile va di pari passo con un nuovo percorso di stile di vita che abbracci non solo l’aspetto alimentare ma anche e soprattutto un lavoro per ricostruire il gap tra corpo, mente e autostima. 

L’anoressia maschile, lo abbiamo visto insieme nel corso dell’articolo, è molto più legata alla percezione corporea e all’autostima che al cibo. 

Ecco perché io suggerisco sempre un supporto di un coach motivazionale durante la fase di recupero: perché possa fungere da stimolo continuo nel trovare dentro la persona stessa quelle strategie personalizzate che fanno la differenza in un’opera di salvataggio del corpo, sì, ma soprattutto della persona nella sua totalità.

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Di 6pcet

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e personal coach. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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