Binge Eating: 5 comportamenti che non immagini se non hai mai sofferto di DCA, ma che sono tipici del disturbo da alimentazione incontrollata.

INDICE:

  1. I comportamenti per la diagnosi
  2. Normopeso o sovrappeso?
  3. Il senso di colpa
  4. Raggiungere il punto più “basso”
  5. L’abitudine irrinunciabile

1. I comportamenti per la diagnosi 

Come capire se si è affetti da Binge Eating o sindrome da alimentazione incontrollata? Ci sono alcuni segnali caratteristici e di facile individuazione nelle persone che ne soffrono:

  • Mangiare e ingerire cibi in un tempo molto più veloce rispetto alla normalità
  • Mangiare fino a sentirsi pieni da stare male, fino al proprio limite massimo
  • La quantità di cibo mangiato è superiore alla normalità: si mangia anche se non si ha fame
  • Provare un senso di vergogna estrema: si consumano i pasti in solitudine senza essere visti da nessuno
  • Vivere con la costante sensazione di disgusto verso se stessi: dopo un’abbuffata i sensi di colpa iniziano ad attanagliare, portando così la persona a provare un vero e proprio odio per se stesso con annessi episodi di depressione più o meno grave
  • Dopo l’episodio di Binge Eating non sono presenti condotte da eliminazione come vomito auto indotto, uso di lassativi, allenamento intenso o altri comportamenti compensatori, fattore che lo distingue nettamente dalla bulimia nervosa e dall’anoressia di tipo 2 o anoressia purging. 

2. Normopeso o sovrappeso?

Un aspetto fondamentale che riguarda il Binge Eating Disorder sta nel fatto che le persone che ne soffrono possono tranquillamente essere normopeso, al contrario di quello che pensa chi non vive il BED quotidianamente. 

Ancora troppo spesso, infatti, l’immaginario comune dei disturbi alimentari è quello di una persona con un corpo troppo magro per essere in salute, ma questa non è la realtà di chi vive i DCA.

Anche chi ha un peso e una forma corporea assolutamente all’intero della media, non troppo magro non troppo in carne, può vivere la condizione invalidante di un problema alimentare… il che lo rende di difficilissima individuazione.

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3. Il senso di colpa

Il senso di colpa è la principale emozione legata al cibo che accompagna, senza mai abbandonare, chi soffre della sindrome da alimentazione incontrollata

Solitamente le persone che ne sono affette, infatti, percepiscono in maniera molto distinta il momento nel quale sta per arrivare l’abbuffata, sentendosi smaniose e incapaci di fermarsi. Cercano di tenere a bada “il mostro”, ma questo tentativo di controllo non fa altro che portare ancora di più l’attenzione sul cibo. 

In alcuni casi succede che il senso di colpa inizi a farsi strada già all’inizio dell’abbuffata, proprio perché dopo i primi bocconi gratificanti si ha la percezione di “essere ricaduti” e di sentirsi deboli e indifesi. 

È evidente come questo comportamento porti a compiere un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire, proprio perché i meccanismi si attivano l’uno con l’altro. 

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Alla fine dell’abbuffata il senso di colpa è diventato gigantesco, e inizia a mutare facendo provare estrema vergogna e disgusto verso di sé e ciò che si è appena fatto, riaprendo la strada per la prossima “ricaduta”


4. Raggiungere il punto più “basso” 

Come abbiamo detto in precedenza, la vergogna è un sentimento estremamente forte nelle persone che soffrono di Binge Eating; questa immensa vergogna, dunque, porta le persone che ne soffrono ad avere alcuni modus operandi che altro non fanno che radicare ancor di più il comportamento alimentare sbagliato. 

Ecco i punti “bassi” raccontati dai miei studenti del percorso BED LIONS.

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Nascondere il cibo comprato nei posti meno ovvi

Le quantità di cibo delle abbuffate – che molto spesso è quello super calorico e ad alto contenuto di zuccheri e grassi, evitato fino a quel momento tramite la restrizione calorica – viene sapientemente nascosto per essere tirato fuori solo all’occasione e in solitaria.

Cambiare costantemente supermercato

Anche la pratica di cambiare supermercato, dove si acquista il cibo in preparazione dell’abbuffata, è un comportamento molto diffuso: pur avendo la consapevolezza di fare una cosa “sbagliata”, non si riesce a cambiare idea, e ci si trova a fare la spesa in tanti posti diversi in modo da non essere riconosciuti da nessuno, tantomeno dai cassieri.

Sottrarre il cibo ai coinquilini  

Anche sottrarre il cibo ai coinquilini – specie per le improvvise abbuffate di dolci – nascondendo di averlo fatto o dando la colpa agli altri é un episodio che tutti noi con problematiche alimentari (l’ho fatto anche io!) possiamo raccontare almeno una volta nella vita.

Sottrarre soldi ai genitori

Un altro comportamento caratteristico tra i bambini e gli adolescenti con disturbi alimentari è quello di sottrarre soldi ai genitori, per poter acquistare i cibi per l’abbuffata non potendo disporne direttamente. E se interrogati, logicamente, negare il tutto.


5. L’abitudine irrinunciabile

Dai punti che abbiamo toccato fino ad ora, è facile comprendere come il meccanismo che si nasconde dietro il Binge Eating sia unico e controverso.

La persona che ne soffre, infatti, sa di fare qualcosa che non dovrebbe fare ma non riesce a smettere di farlo. E proprio in quest’ultima affermazione si nasconde una delle motivazioni più profonde dell’alimentazione incontrollata.

Per il semplice fatto di non riuscire a fermarsi e di non avere la percezione del “controllo”, pur soffrendo per la sua ingombrante presenza, l’abbuffata diventa l’unica cosa al mondo che riesce ad “alleviare” il dolore della persona. 

Anche se la sensazione di benessere finisce con estrema velocità per lasciare il posto alla vergogna e ai sensi di colpa, si continua a pensare che sia l’unico modo per reagire agli stimoli continuando a reiterare il comportamento alimentare sbagliato, amplificando la percezione che sia l’unica via d’uscita. Il Binge Eating, in definitiva, diventa l’abitudine alla quale diventa impossibile rinunciare.  

Se ti rivedi in uno di questi comportamenti, non sentirti affatto sbagliato o solo al mondo: sono più frequenti di quello che pensi. 

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