“Briciole” è un film sull’anoressia di Ilaria Cirino e ci accompagna attraverso la storia di Sandra nella spirale difficile della malattia, con i tentativi della famiglia di salvare la ragazza da se stessa.


Una ragazza come tante

Sandra è una ragazza bellissima, sportiva e in perfetta forma. Vive in una famiglia composta dai genitori e due sorelle, la più grande Roberta e la piccolina Stefania, in un clima di apparente unione e serenità. Insomma, una vita perfetta. Una ragazza come tante. Forse anche di più. 

Complice anche il confronto con la ragazza di Saverio e il suo corpo longilineo, Sandra decide di mettersi a dieta. Nonostante le preoccupazioni per la sua restrizione “estrema”, Sandra non ha dubbi: “Se sono a dieta, non devo mangiare nulla”. A nulla valgono i continui discorsi dei genitori: Sandra si chiude in se stessa e niente sarà più come prima per lei e per la sua famiglia.


Le prime avvisaglie dell’anoressia 

Anche se ancora non le ha dato un nome, o forse ha troppa paura per farlo, Sandra ci accompagna nella sua quotidiana e solitaria lotta contro il cibo e con la bilancia. 45 kg. Poi 42. Poi 40. 

Il suo è un rituale senza fine apparente: 

  • la dieta da fame
  • lo “spremere” la pelle per capire quanto grasso rimane
  • lo spazio tra le gambe 
  • la rabbia urlata ai genitori a tavola e l’umore perennemente tetro
  • il disinteresse per la scuola e la vita sociale (ad eccezione di Saverio, per il quale ha una cotta non corrisposta)
  • l’allenamento intensivo in piscina (4 ore filate senza sosta)
  • la cyclette in piena notte per bruciare le poche calorie permesse
  • gli spasmi di vomito continuo 

Sandra si sente potente, fiera di sé, fino a quando non inizia a perdere i capelli. E fino al momento in cui la sua famiglia la trova svenuta in bagno, incapace di muoversi e respirare. Pesa solo 37,8 quando viene ricoverata in ospedale. 

Ecco il trailer del film con Claudia Zanella e Gabriele Mainetti. Il film in streaming purtroppo non è più disponibile. 


Il ricovero imposto

Una volta ricoverata, Sandra inizia contro la sua volontà una cura che la costringe ad alimentarsi con una sonda e a riprendere peso. Abbinata a questa, la ragazza fa visita costantemente ad un terapeuta, che cerca di aprirle la mente alla possibilità di recuperare la sua vita. “Che cosa vuoi fare una volta fuori da qui?”. Ma Sandra non lo sa. Non sa neppure se vuole l’amore o se lo merita, lei vuole solo essere magra.

Dopo diverse settimane, Sandra esce senza preavviso dalla clinica, felice di lasciarsi quelle obbligazioni alle spalle.

È guarita? Assolutamente NO.


La responsabilità della guarigione

Questa è la parte che ho adorato personalmente del film (del quale vi risparmio lo spoiler sulla fine), ovvero quando Sandra si confronta con lo psicologo della clinica. 

Rispetto a molti altri film dedicati alla comprensione dell’anoressia, infatti, le parole dello specialista aprono una breccia sulla comprensione delle possibilità di guarigione per una persona che soffre di anoressia nervosa.

“Tu non hai deciso di guarire. E ricorda Sandra: la responsabilità della guarigione è solo tua”.

Già, la responsabilità. È molto raro trovare il concetto della responsabilità personale nella battaglia contro l’anoressia e nel racconto, sia letterario che cinematografico o seriale.

Si fa presto a dare la colpa ad una famiglia disfunzionale – in un certo qual modo, anche la famiglia “armoniosa” di Sandra si frantuma con il peso della malattia della ragazza da sopportare – o alla madre (tenerissima e dolorosamente inutile, per quanto si sforzi, circa le scelte distruttive della figlia, sia quando evita di mangiare che quando si abbuffa e poi vomita) ma non si cita mai la SCELTA delle persone in malattia. 


Vincere è una scelta continua

“Briciole”, un film sull’anoressia ma non solo.

Siamo, infatti, in presenza di un messaggio forte e chiaro: fino a quando la persona che vive l’anoressia non si convince per davvero che il suo male è un nemico e non un alleato per il controllo o l’amore degli altri, la guarigione non avrà inizio. Perché un conto è recuperare peso e parametri vitali, per scongiurare una morte fisica, un altro è lavorare sulla morte mentale e emozionale, affinché diventi una rinascita a tutti gli effetti e duratura nel tempo. 

E anche il personaggio di Sandra lo conferma: solo quando decide lei e SOLO LEI che quella “paura della vita” va affrontata, allora sì che possiamo cedere davvero che “qualcuno dovrà pur farcela”. 

In bocca al lupo a tutte le ragazze come Sandra! E se avete bisogno di un supporto, io ci sono

Non trovi il film “Briciole” in streaming? Contattami via mail a bedlions@melaniaromanelli.com

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