Amato da alcuni e criticato da altri, la figura del coach per i disturbi alimentari sta diventando una realtà conosciuta anche in Italia. Del resto, questa figura negli ultimi anni si è già diffusa in diversi Paesi del mondo con il nome di “ed recovery coach”. Scopriamo insieme chi è il Coach per i Disturbi Alimentari: che competenze, doveri e obblighi ha e, soprattutto, a cosa serve per aiutare le persone con problematiche alimentari.


Il coach per i disturbi alimentari: una figura “nuova”

Come abbiamo avuto modo di scoprire in diversi articoli del blog, la figura del coach come aiuto e supporto non solo nel mondo sportivo ma anche nella crescita personale è diventata conosciuta e apprezzata.

Tuttavia, quando si tratta di disturbi del comportamento alimentare, la realtà si fa più complessa. E a ragione. La cura, il trattamento e la diagnosi di un disturbo alimentare – ascritto a livello medico tra i disturbi mentali – infatti, spetta ESCLUSIVAMENTE ai medici competenti e al personale specializzato (tra questi le figure di psicologi e psicoterapeuti, nutrizionisti e centri DCA).

Chi è allora il coach per i disturbi alimentari? E quando può contribuire all’aiuto delle persone che vivono problematiche alimentari anche molto gravi ogni giorno?


Chi è il Coach innanzitutto?

Prima di entrare nel merito del supporto ai disturbi del comportamento alimentare, facciamo un passo indietro e ricordiamo in primis chi è il coach.

Il coach è una figura di ACCOMPAGNAMENTO e SUPPORTO per una persona che richiede i suoi servizi, mirati prevalentemente a raggiungere un obiettivo specifico. Il rapporto tra coach e coachee (il cliente che lavora con lui nel processo di coaching) è un rapporto tra PARI. Non avviene una consulenza né tantomeno il coach “dice cosa fare” al coachee.

Attraverso l’utilizzo delle domande e del percorso di coaching, quindi, il coach aiuta il suo cliente a comprendere cosa vuole e come raggiungerlo, quali ostacoli potrebbe incontrare e quali risorse, infine, possiede già per ottenere ciò che vuole.


Cosa fa il coach per i disturbi alimentari?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto, dunque, il coach che accetta di affiancare una persona con problemi alimentari conosce perfettamente i limiti della sua professione.

Se l’obiettivo è quello, appunto, di risolvere un problema alimentare, il coach NON fornisce una cura ma uno STRUMENTO DI LAVORO che accompagni la persona con il disturbo alla scoperta di sé, anche AL DI LÀ dell’alimentazione.

Ecco cosa NON fa il coach per i disturbi alimentari

  • NON fa terapia psicologica;
  • NON dà consigli non richiesti;
  • NON si pone come mentore (a meno che il cliente con gli chieda altrimenti);
  • NON lavora al posto del cliente,
  • NON diventa responsabile del processo di coaching e del suo successo;
  • NON decide al posto del cliente;
  • NON fa diagnosi, cura e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare.

Al contrario, ecco cosa PUÒ FARE il coach per i disturbi alimentari

  • SUPPORTARE il cliente a stabilire i suoi obiettivi a breve termine e a lungo termine;
  • STIMOLARE il cliente attraverso le domande e il processo di coaching a individuare un piano d’azione per raggiungere gli obiettivi;
  • CONTRIBUIRE ad ampliare il punto di vista del cliente affinché cerchi nuove soluzioni al suo problema;
  • ISPIRARE il cliente ad un lavoro di crescita personale;
  • PROMUOVERE nel cliente un’attenzione agli ostacoli e alle credenze limitanti che non gli permettono di raggiungere il suo obiettivo;
  • INCITARE il cliente alla riflessione sui valori e sulle risorse dentro di lui per permettergli di essere felice;
  • RAPPRESENTARE un ponte per il cliente, affinché possa andare dal punto in cui si trova ora al punto nel quale vuole essere;
  • DERIVARE la persona ad un altro professionista qualificato se reputa che il processo di coaching stia sconfinando in altre materie di competenza.

Quali sono i benefici di ricorrere ad un coach per i disturbi alimentari?

Dal momento che il coach per i disturbi alimentari, per etica professionale, NON ENTRA nella cura del disturbo in sé, il suo lavoro verte prevalentemente nell’accompagnare la persona nel suo viaggio di recupero dal suo problema.

Questo viaggio, d’altra parte, presuppone la presa di coscienza nella persona di aver bisogno di affrontare alcune parti di sé, “scardinare” quelle convinzioni che limitano l’accesso alla felicità (nel caso dei disturbi alimentari ciò è strettamente connesso alla gestione delle proprie emozioni) e “gettare la luce” sulle dinamiche che stanno rendendo attualmente difficoltoso un recupero totale dal disordine alimentare.

Quali sono, dunque, i principali benefici del ricorrere ad un coach per i disturbi alimentari?

  • poter contare su un supporto durante la fase di recovery;
  • avere uno strumento in più nella battaglia per eliminare il proprio disturbo alimentare;
  • imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni;
  • porsi le domande giuste per ottenere quelle risposte che oggi ci mancano;
  • evidenziare quei blocchi e quelle convinzioni limitanti che ci impediscono di avanzare nel percorso di recupero;
  • poter diventare più forti di fronte alle ricadute;
  • saper allenare la mente, con disciplina e resilienza;
  • conoscersi, accettarsi e amarsi come persone, oltre il proprio disturbo;
  • scegliere come ricostruire una relazione sana con il cibo.

Una dimensione di aiuto in più

Come si può vedere, di conseguenza, il coach alimentare specializzato nei disturbi alimentari NON cura, ma supporta la persona anche OLTRE il suo rapporto con il cibo.

Da ex-binge eater che ha scommesso su questa professione, ancora poco accettata nel panorama italiano del sostegno alle persone con disturbi alimentari, ritengo che la figura del Coach per i DCA rappresenti una NUOVA E ULTERIORE DIMENSIONE DI AIUTO per chi lotta ogni giorno.

Una cosa è importante e va ricordata: bisogna sempre far affidamento su professionisti seri e qualificati, con titoli riconosciuti ed esperienza diretta nel ramo dei disturbi alimentari. Attenzione sempre alla tipologia di supporto che offrono. Per nessuna ragione, infatti, il coach per i disturbi alimentari deve entrare nella zona della diagnosi, della cura e del trattamento dei DCA, che spetta sempre a personale medico competente.

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