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Il comfort food è quel cibo nel quale ci rifugiamo quando non ci sentiamo “apposto”, quando siamo tristi o quando qualcosa non va ma non sappiamo bene cosa. Tutto quello che devi sapere e anche quali strategie per non diventarne schiavi.


INDICE: 


Cosa vuole dire Comfort Food?

Comfort food, il cibo che ci dà conforto, il cibo che ci consola, il cibo che coccola, il cibo che ci protegge, il cibo che ci fa stare bene. Il cibo dal quale siamo dipendenti.

Il comfort food è tutto questo: quei cibi nei quali ci rifugiamo quando non ci sentiamo “apposto”, quando siamo tristi o quando qualcosa non va ma non sappiamo bene cosa.

E se questo meccanismo capita spesso a moltissime persone, per chi soffre di disturbi alimentari il comfort food può rivelarsi un’arma a doppio taglio, proprio perché da cibo che “ci fa stare bene” è anche quello che, dopo averlo consumato, ci fa stare malissimo sia psicologicamente che fisicamente.

Le persone che vivono problemi alimentari, infatti, potrebbero sperimentare un malessere psicologico per aver mangiato troppo un alimento che non era consentito nella dieta oppure un malessere fisico in seguito ad una scorpacciata di cibo.
Insomma, il comfort food che dovrebbe farci stare bene, troppe volte ha un effetto esattamente opposto e deleterio. 


Cibo per l’anima: perché i cibi ci confortano?

Come abbiamo detto, ognuno di noi ha il suo cibo di conforto, il suo rifugio segreto, quello che solo noi conosciamo; eppure, abbiamo mai pensato al perché quel cibo ci dà quell’amore di cui abbiamo bisogno, mentre le persone o le passioni no?

La componente psicologica gioca un ruolo fondamentale, esattamente come in tantissimi aspetti della vita di chi soffre di disturbi alimentari.
I cibi ci confortano perché li colleghiamo, consciamente ed inconsciamente, ad emozioni positive. Quando mangiamo stiamo bene, sviluppiamo il buon umore legato al rilascio della serotonina, e ci sentiamo meglio. Mangiandone, quell’emozione positiva che cercavamo riesce in qualche modo a placare il nostro stato di ansia o stress. 

Ancora una volta, dunque, le emozioni al centro di tutto ruotano attorno alla vita di chi soffre di disturbi alimentari. Tanto è vero che il comfort food si chiama anche mangiare emozionale – in inglese Emotional Eating

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Emotional Eating: cibo e emozioni 

Il comfort food è strettamente ed indissolubilmente collegato alle emozioni e alle sensazioni percepite mentre ne mangiamo (o prima di mangiarne). La mente è così forte e potente da riuscire a condizionare tantissimi aspetti della nostra vita, e questo vale anche nel nostro rapporto conflittuale con il cibo capace di darci emozioni antitetiche.


Negli ultimi decenni la tendenza del cibarsi puramente per necessità, ossia mangiare perché si deve, è stato decisamente surclassato dal mangiare per piacere; questo significa che il cibo è diventato negli anni uno strumento mediante il quale si possono provare o suscitare emozioni e sensazioni. 

E fin qui non c’è nulla di male, anzi. Il problema nasce quando la situazione ci sfugge di mano, specie se soffriamo di abbuffate compulsive. In questo caso, infatti, l’alimentazione incontrollata che ne deriva trasformano l’esperienza alimentare in un vero incubo.

Da puro istinto nutrizionale, dunque, carichiamo sul cibo una quantità enorme di significati che, però, nascono tutti dalla nostra mente. È la testa che connette le emozioni associate al cibo, ed è da lì che dobbiamo ripartire se vogliamo tornare a considerare il cibo sì un piacere immenso ma, appunto, non un piacere malato. 

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I “classici” per placare la mente

So cosa stai pensando: quali sono questi benedetti cibi comfort? Come faccio a capire qual è il comfort food?

La risposta è tanto semplice quanto complessa. Ognuno ha il proprio cibo di consolazione, dunque non esiste un elenco “scientifico”. Ovviamente, esistono delle macro categorie nelle quali rientrano la maggior parte dei comfort food, ovvero l’elenco dei comfort food “classici”. 

Tra i cibi comfort più gettonati troviamo i cibi ricchi di carboidrati e “caldi”, quali ad esempio le lasagne, la pasta, la pasta fresca come tortelli e tortellini, la pasta al ragù. Senza dimenticare i panificati come pizza, panzerotti e focacce ripiene.


Subito dopo riscuotono grandissimo successo i dolci – le abbuffate di dolci sono quasi un disturbo alimentare a sé – per il loro ovvio potere confortante dato dalla dolcezza: torte e biscotti al cioccolato, dolci con le mele, creme spalmabili e dolci al cucchiaio quali gelato, tiramisù, crema di mascarpone e mousse varie. 

Infine, anche le preparazioni di carne come polpette, arrosti, insaccati e il junk food costituiscono un serio pericolo per chi soffre di disordini alimentari e cerca un conforto immediato attraverso qualcosa da mettere sotto i denti.

Se ti ricevi anche tu nella costante ricerca di cibo che “plachi” il tuo malessere, entra nella Family immediatamente!


Comfort food e ciclo mestruale 

Se siamo donne e soffriamo di disturbi alimentari, dobbiamo fare i conti con solo con il cibo e le abbuffate ma anche con quei tanto amati e odiati ormoni che sballano completamente il nostro equilibrio psico-fisico.
Quante volte ci siamo giustificate con un: “posso mangiarmi tutta la scatola di biscotti, tanto sono gli ormoni!”?

E sebbene una parte di verità c’è, questo non solo non ci giustifica nell’abbuffarci con il nostro comfort food preferito, ma non ci aiuta affatto! 

Come insegno io nelle lezioni di Educazione Mestruale dentro il percorso anti abbuffate BED LIONS, infatti, dobbiamo imparare a conoscere il nostro corpo e gestire la nostra vita affrontando anche gli sbalzi ormonali. E non solo per gestire il ciclo mestruale al meglio, ma anche per gestire le abbuffate in relazione al ciclo stesso.


Il periodo mestruale dura circa 28 giorni, nei quali gli ormoni cambiamo e mutano. Se soffriamo di disturbi alimentari questi mutamenti possono diventare ancora più marcati – specie nelle fasi dell’ovulazione e del pre-mestruo – alimentando sempre di più la nostra voglia di ricorrere al comfort food. Il nostro corpo, del resto, richiede maggiori energie e attenzioni: ne consegue una fame più marcata di cibi che ci fanno stare bene.

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Comfort food: come rimediare

Anche se spesso la ricerca del cibo di conforto è fisiologicamente normale, pur soffrendo di disturbi alimentari possiamo riuscire a controllare i nostri impulsi senza diventarne schiavi. Ecco 3 consigli fondamentali.

Non privarti mai di ciò che ti piace

Specie durante momenti difficili o nelle fasi mestruali, non bisogna assolutamente privarsi di ciò che ci piace, per non rischiare di diventare ossessionati dal cibo che stiamo allontanando. Se ne abbiamo voglia, mangiamo quel cibo, affiancandolo ad una routine quotidiana legata proprio alla guarigione dai disordini alimentari

Mangia per piacere, non per forza

Non scegliere solo quei cibi spartani che pensi siano salutari, ma circondati di colori, bellezza e sapori più vari possibile. Se per chi soffre di DCA, infatti, moderarsi è complicato, un aiuto può arrivare proprio dall’espressione “di tutto un po’”. 

Mangiare per il piacere di gustare, semmai scegliendo porzioni più piccole ma gustose che ci piacciano davvero e che siano un piacere anche per gli occhi… è questo il senso del Minfdul Eating, ovvero un tipo di mangiare con consapevolezza che è l’esatto opposto dei comfort food.

Routine Alimentare 

Programmiamo la nostra routine alimentare con lucidità e saggezza. Scegliamo dove e cosa mangiare, decidiamo quali sono i cibi dedicati alla “coccola alimentare” (l’opposto dello sgarro settimanale), le giornate all’insegna della cucina che ci dà conforto. Scegliendo noi e con lucidità come vivere le nostre giornate con il cibo, infatti, permetteremo sempre meno al cibo di diventare una valvola di sfogo “improvvisata”, che poi dà il via ad un’ennesima abbuffata. 

Il Conforto negli altri 

Non privarti delle uscite sociali per paura di come ti comporti a tavola. Se eviti le occasioni di divertimento, gioia, e novità, a lungo andare ti resterà solo il cibo. Ed è qui che diventa la tua valvola di sfogo. Se, al contrario, ritorni in pista e scegli l’amore, il sostegno e la compagnia degli altri, il cibo ritornerà ad avere il suo significato naturale: un momento di nutrizione e amore per noi stessi.   

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Di 6pcet

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e personal coach. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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