Come aiutare una persona a noi vicina che soffre di problematiche alimentari? Ecco una breve guida su cosa non dire a chi soffre di disturbi alimentari.


Lo sport nazionale: commentare il corpo altrui 

Commentare il corpo altrui e il nostro, le abitudini alimentari, fare una lista di cibi giusti e sbagliati è purtroppo uno “sport” tristemente diffuso. 

Eppure, dietro un dimagrimento o alcuni chili in più ci può essere un mondo di ansie alimentari, di lotta quotidiana con la bilancia e il peso, di problematiche legate al rapporto con il cibo e anche altre patologie che ignoriamo e che attentano alla nostra salute.

Alimentare il diet e il fat talk non fa altro che “ingrassare” una cultura corpo centrica e grassofobica dove non c’è spazio per i corpi non conformi e c’è la corsa continua a perdere i “chili di troppo”, a tutti i costi.


Cosa non dire a chi soffre di disturbi alimentari

“Quando sei dimagrito, come hai fatto?”

“Hai appena partorito e sei già così in forma?”

“Come sei ingrassata!”

“Hai messo qualche chilo come mai? Tutto bene?”

“Stai benissimo con qualche chilo in meno”, 

“Evita di mangiare troppi dolci, lo dico per il tuo bene!”

“Sei dimagrita, ti stai curando di più e si vede”.

NO. NO. NO. Punto 


Evitiamo le nostre opinioni sempre

Evitare di dare la nostra opinione su quanto e cosa una persona sta mangiando o proporre rimedi “fai da te” per perdere peso, o ancora parlare dei benefici della nuova dieta miracolosa, che andrebbe evitato in generale, diventa perentorio soprattutto quando non conosciamo il vissuto di una persona, e non sappiamo del suo rapporto con il cibo e con il corpo.

In presenza di un DCA comprovato, inoltre, è importante mantenere la conversazione su un tono positivo evitando accuse e critiche sulle scelte alimentari e sul peso corporeo.

Bisognerebbe, invece, fare emergere i sentimenti e le emozioni dell’altro con delicatezza, ascoltare e mostrare un atteggiamento di totale comprensione e appoggio.

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Cosa posso dire allora?

Spesso chi ha un DCA si vergogna, ha paura e profondi sensi di colpa, tende a nascondere il problema o a negarlo.

Non criticare, non giudicare e far sapere alla persona che le staremo vicini sempre e che vogliamo aiutarla: è importare entrare in punta di piedi nel suo mondo e studiare tutto ciò che riguarda le problematiche legate al cibo.

Parlare con chi soffre in modo calmo, onesto e non giudicante, dare una parola di conforto, condividere le proprie preoccupazioni in un momento e in un luogo che garantiscano calma e privacy può rasserenare, contribuire ad evitare una ricaduta ed incoraggiare la persona a rendersi conto che ha bisogno del supporto di tutti e dell’aiuto di professionisti specializzati

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Melania Romanelli | Coach ACSTH specializzato in Disordini Alimentari

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