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Le terapie mediche classiche per combattere i disturbi alimentari e il Binge Eating Disorder. EMDR, terapia cognitivo comportamentale e tante altre ancora fino ad arrivare alle ricerche più sperimentali.

INDICE:

Terapie mediche vs. Terapie naturali

Un solo problema, diverse soluzioni

Il disturbo da alimentazione incontrollata è uno dei disturbi alimentari di più difficile comprensione, diagnosi e cura. Come mai? Perché a differenza di anoressia e bulimia nervosa – ormai da tempo riconosciute e certificate sia dal mondo medico che dalla gran parte della popolazione mondiale – il Binge Eating è “protetto” o meglio dire nascosto da una sorta di nebulosa. 

Le persone che ne soffrono non ne parlano: si vergognano di mangiare tanto, si sentono in colpa, tentando di conseguenza di nascondersi ad occhi non sempre “compassionevoli”.

Parenti e amici delle persone coinvolte non sempre ci fanno caso, additando un aumento di peso o comportamenti disordinati legati al cibo alla mancanza di volontà, alla poca autostima e anche alla debolezza umana. 

A livello medico, il suo trattamento ha bisogno di un approccio multidisciplinare che riguarda studi biologici, nutrizione e anche e soprattutto di psicoterapia applicata al rapporto tra cibo, emozioni e psicologia.

E tutto questo, come è facilmente intuibile, porta a ignoranza, insabbiamento e anche alla mancata diagnosi. 

Se è vero che in Italia, di 3 milioni di obesi ben 2 milioni soffrono di Binge Eating Disorder, dunque, è altrettanto vero che la gran parte di queste stesse persone non riceve diagnosi né cura. 

In questo articolo affronterò tutte le terapie mediche per combattere il Binge Eating, tenendo a mente che non sono le uniche che si possono adottare per vincere il Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Scopriamole insieme! 

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CBT: terapia cognitivo comportamentale

Forse la terapia più riconosciuta quale trattamento medico del Binge Eating Disorder, la Terapia Cognitivo Comportamentale è una forma di psicoterapia che si concentra su schemi di pensiero negativi e credenze che contribuiscono a questi schemi di pensiero. La CBT insegna ai partecipanti le abilità che consentono loro di identificare credenze problematiche, nonché al contrario tutti i modi sani per far fronte alle emozioni in maniera positiva. 

Mira, inoltre, a incorporare terapie psicodinamiche e comportamentali per aiutare ad alleviare i sintomi che un uomo o una donna potrebbero sperimentare. Il concetto chiave alla base della CBT ruota attorno all’idea che pensieri e sentimenti siano legati al comportamento. Pertanto, l’obiettivo della CBT è aiutare le persone a imparare che, sebbene non possano controllare ogni aspetto del loro ambiente, sono perfettamente in grado di ottenere il controllo su come le circostanze nei loro dintorni vengono interpretate e affrontate e, dunque, su quali comportamenti in risposta possono essere i più efficaci.

Poiché la CBT è generalmente un’opzione di trattamento a breve termine rispetto ad altri tipi di terapia disponibili, è spesso un’alternativa più economica. La CBT sta diventando sempre più popolare poiché è stata dimostrata la sua efficacia nell’aiutare i pazienti a superare comportamenti distruttivi. La Terapia Cognitivo Comportamentale, infatti, ha dimostrato di aiutare efficacemente coloro che potrebbero avere problemi alimentari o di umore e di ridurre i comportamenti distruttivi, spesso includendo anche componenti educative e lo sviluppo di un piano alimentare, nonché affrontare vari aspetti della vita del paziente quali i fattori familiari, psicologici e sociali.


EMDR: eye movement desentinization and reprocessing

Questa terapia – che in italiano si traduce in ossia “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari” e che spiegherò tra breve – è la principale terapia messa in atto quando la persona che cerca aiuto per i suoi disordini alimentari ha subìto un trauma nel suo passato. Molto più spesso di quanto si pensi, infatti, le persone che subiscono un trauma sono più soggette di altre a sviluppare dei disturbi alimentari. Secondo uno studio del 2010, questa percentuale è circa del 63,3% per quanto riguarda i pazienti anoressici e il 57,7% per quanto riguarda quelli bulimici. 

Il trauma può essere causato da un evento disastroso o può essere l’accumulo di molti piccoli eventi angoscianti quali abusi sessuali, conflitti familiari, separazioni o divorzi, la morte di una persona cara, una vita familiare altamente controllata da un genitore, suicidio o omicidio di un membro della famiglia, vittima di violenza o dipendenza.

Quando si verifica un trauma, del resto, il cervello non elabora l’evento correttamente. Il trauma è sepolto nella mente inconscia e può essere innescato di nuovo nel presente. I comportamenti nei disturbi alimentari possono avere inizio, quindi, proprio come un modo per evitare di riversare pensieri e sentimenti all’evento traumatico passato.

Fino a quando questi comportamenti di coping (compensazione) dell’evento traumatico diventano poi un’abitudine difficile da rompere, con il disturbo alimentare a prendere il sopravvento sul trauma in sé.

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Come funziona nella pratica l’EMDR?

Il terapista utilizzerà un oggetto, una lavagna luminosa o le dita per guidare più volte gli occhi, da sinistra a destra e viceversa. In alternativa, il terapista può decidere di usare le cuffie in modo che ci siano suoni alternati in ciascun orecchio. Tale “input” visivo o sonoro, in pratica, diventa un modo per il paziente di concentrarsi sul momento presente e di rispondere alle domande del terapeuta.

Il terapeuta farà periodicamente una domanda, mentre il processo continua. Gli verrà chiesto di valutare i suoi sentimenti riguardo una situazione su una scala da 1 a 10. Gli verrà chiesto, inoltre, se nota delle sensazioni corporee e quanto sia vera una frase su una scala da 1 a 7. Andando avanti con la terapia, il paziente noterà gradualmente che i numeri sulle scale cambieranno sensibilmente.

L’EMDR, se usata correttamente, può sbloccare e rilasciare i motivi per cui il disturbo alimentare è diventato necessario in primo luogo. Il trauma può essere rielaborato in modo da non ostacolare la vita del paziente e, contemporaneamente, la riduzione dei sintomi del disturbo alimentare può favorire un recupero completo per tutta la vita!


Stimolazione Cerebrale e Binge Eating

Molto studio è stato dedicato al ruolo che le sostanze chimiche cerebrali hanno sul determinare o meno un disturbo alimentare in una persona, ma forse ancora più affascinante è la ricerca condotta nell’area della stimolazione cerebrale, in particolare su quegli individui che sono stati trincerati nella malattia per molto tempo.

Recentemente, 20 pazienti americani con grave anoressia o bulimia hanno ricevuto stimolazione cerebrale magnetica non invasiva mirata attraverso una procedura chiamata “stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (RTMS). La stimolazione era diretta verso la regione del cervello coinvolta nel controllo di pensieri, emozioni e comportamento, ovvero proprio la parte del cervello e dei lobi frontali che sono essenzialmente “spenti” nelle persone con disturbi alimentari attivi.

Il risultato di questa stimolazione cerebrale diretta è stato un calo del 50 percento dei comportamenti di abbuffata compulsiva in quasi la metà dei pazienti. In alcuni casi i comportamenti sono scomparsi del tutto.

Guarire questa parte del cervello e collegarla ad altre aree del cervello può rivelarsi, dunque, il più grande beneficio di questa modalità di trattamento. Ti terrò aggiornato sulla ricerca! 

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Psicoterapia e Binge Eating

Gli obiettivi del trattamento del disturbo da alimentazione incontrollata sono la riduzione delle abbuffate alimentari e il raggiungimento di sane abitudini alimentari. Poiché il Binge Eating può essere così intrecciato con la vergogna, la scarsa immagine di sé e altre emozioni negative, il trattamento può anche affrontare questi e altri problemi di salute mentale, quali la depressione e l’auto-sabotaggio. Ottenendo aiuto terapeutico per il Binge Eating, dunque, il paziente può imparare a sentirsi più in controllo del cibo che mangia e anche spezzare la catena emotiva che porta all’abbuffata compulsiva. 

Che si tratti di sessioni individuali o di gruppo, la psicoterapia in questo caso può aiutare a insegnare come sostituire le abitudini malsane con quelle sane per ridurre gli episodi di abbuffata. Ecco alcuni esempi di psicoterapia che si può applicare nel disturbo da alimentazione incontrollata.

Terapia comportamentale dialettica (DBT)

La terapia comportamentale dialettica (DBT) è una forma di psicoterapia che collega i metodi cognitivi e comportamentali come approccio per far fronte alle emozioni dolorose. Il focus di questa terapia è di solito su individui che reagiscono a circostanze emotive con comportamenti estremi.

I componenti della DBT includono la pratica della consapevolezza e la regolazione emotiva. Sebbene la Terapia Comportamentale Dialettica sia stata originariamente progettata per coloro che soffrono di disturbo borderline di personalità, è diventata col tempo un metodo terapeutico efficace per uomini e donne che vivono condizioni di instabilità emotiva.

Le tecniche di DBT, di conseguenza, possono essere utili per il trattamento dei disturbi alimentari in quanto consentono alle persone di affrontare meglio conflitti e stress acquisendo un maggiore controllo sui pensieri e sulle emozioni negative compensate con il cibo (comfort food).

Terapia di accettazione e impegno (ACT)

La terapia di accettazione e impegno viene utilizzata per aiutare uomini e donne a concentrarsi sui modi per prendere coscienza e accettare le proprie emozioni ed esperienze. Questa terapia è utile nel recupero del disturbo alimentare in quanto aiuta le persone a sviluppare una relazione più sana con le loro emozioni e il loro intelletto.

La ACT può anche aiutare i malati con disturbi alimentari a riconoscere i pensieri e gli impulsi legati alla malattia, aiutandoli a comprendere questi impulsi e bloccarli. L’ACT è efficace anche nel trattamento di disturbi concomitanti come depressione o ansia.

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Psicoterapia interpersonale

Questo tipo di terapia si concentra sulle relazioni che la persona che soffre di disordini alimentari stabilisce nelle sue relazioni con gli altri. L’obiettivo è migliorare le capacità interpersonali – come ci relazioniamo con gli altri, compresi familiari, amici e colleghi.

Questo meccanismo virtuoso può aiutare a ridurre il Binge Eating innescato proprio da relazioni problematiche e abilità comunicative malsane.

Terapia modulare dell’Immagine Corporea

La Body Image Modular Therapy, ovvero la Terapia modulare dell’Immagine Corporea è un metodo di recente diffusione che permette di lavorare a livello psicoterapeutico con l’immagine corporea della persona affetta da disordini alimentari. 

“Immagine del corpo” – Body Image – è un termine che può essere utilizzato per descrivere il modo in cui pensiamo e sentiamo i nostri corpi. I nostri pensieri e sentimenti sul corpo possono avere un impatto su di noi durante la nostra vita, influenzando, più in generale, il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi, la nostra salute e il benessere mentale.

Una maggiore insoddisfazione del corpo è associata a una peggiore qualità della vita, angoscia psicologica e rischio di comportamenti alimentari malsani e disturbi alimentari. Ecco perché una terapia che, al contrario, mira a generare una relazione sana con l’immagine riflessa di ognuno di noi, può essere un asso nella manica importante.

La Body Image Modular Therapy è una terapia che si affianca alla cura psicoterapica cognitivo-comportamentale per il dismorfismo corporeo, e che si basa sullo sviluppo attraverso più sessioni di metodi e skill nuove per affrontare i problemi legati al disturbo alimentare corrente (terapia della depressione, tecniche di rilassamento, videosimulazione, modalità di impiego del tempo “qui e ora”). 


I metodi chirurgici per la perdita di peso

Uno degli “effetti collaterali” del Binge Eating è senza dubbio il raggiungimento di una condizione di sovrappeso o, nei casi gravi, di obesità, oltre ad una serie di malattie secondarie quali malattie cardiovascolari, diabete o cancro. Ecco perché molto spesso una delle soluzioni a cui molti uomini e donne si rivolgono per la perdita di peso comprende un intervento chirurgico, come il bypass gastrico o il bendaggio gastrico.

Mentre una tale decisione può essere utile per qualsiasi individuo alle prese con un peso eccessivo, in realtà questa procedura può produrre notevoli complicazioni e conseguenze per la salute. Ecco perché va presa con la massima prudenza, specie quando si tratta della soluzione ad un disturbo alimentare. I disturbi alimentari comportano sintomi psicologici e fisiologici complessi che possono diventare sempre più problematici quando si sceglie un intervento chirurgico per la perdita di peso.

Ecco perché la scelta deve essere discussa, ponderata e consapevole, anche perché non sempre un aiuto “esterno” significa la risoluzione ad un problema che nasce dentro di noi. 

Fatte le dovute precisazioni, comunque, ecco i principali metodi chirurgici per la perdita di peso. Esistono due categorie principali: chirurgia restrittiva e chirurgia malassorbente. 

Chirurgie restrittive: questo tipo di chirurgia per la perdita di peso si concentra sulla limitazione fisica delle dimensioni dello stomaco per ridurre la quantità di cibo che lo stomaco stesso può contenere. Questi tipi di interventi chirurgici includono il bendaggio gastrico.

Chirurgie malassorbenti: questo tipo di chirurgia per la perdita di peso è progettata per alterare il modo in cui il cibo viene assorbito dal corpo. Ciò si ottiene rimuovendo o bypassando fisicamente sezioni del tratto digestivo e riducendo le dimensioni dello stomaco. Un risultato di questo tipo di intervento chirurgico include un ridotto assorbimento di calorie. Il bypass gastrico è un tipo di chirurgia malassorbente.

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Chirurgia e Binge Eating

Gli interventi chirurgici per la perdita di peso non sono una soluzione a un disturbo alimentare, e pensare l’opposto può portare a un peggioramento dei comportamenti alimentari disordinati. Uomini e donne che si rivolgono a un intervento chirurgico per la perdita di peso mentre si occupano di un disturbo alimentare possono mettersi maggiormente a rischio di complicanze dovute alle procedure. I disturbi alimentari sono il risultato di molteplici problemi, tra cui fattori psicologici, emotivi e/o sociali profondamente radicati. La perdita di peso non elimina in primo luogo i problemi che hanno influenzato il disturbo alimentare e per tale motivo deve essere affrontata in modo efficace e professionale per evitare che si ripresentino.

Se stai lottando con un disturbo alimentare e stai prendendo in considerazione un intervento chirurgico per la perdita di peso, è fondamentale stabilire una relazione più sana con gli alimenti e le tue emozioni. Sfortunatamente, la perdita di peso in sé non può portare alla guarigione da traumi, dolore, depressione, ansia, ecc. Queste emozioni devono essere investigate e comprese per guarire adeguatamente da esse. Avere il supporto di un consulente o terapista professionista può essere utile in questo processo. La guarigione da eventuali problemi di fondo può impedire il ripetersi di un’alimentazione disordinata, che alla fine può consentire uno stato più sano di corpo, mente e spirito.

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Quale terapia scegliere?

E ora la domanda sorge spontanea, come diceva Lubrano: quale terapia scegliere per curare il nostro Disturbo da Alimentazione Incontrollata? La risposta è: dipende. Premetto che io non ho mai provato alcuna di queste terapie nella mia lotta personale e in solitaria contro il Binge Eating da quando avevo 13 anni. Non perché avessi qualcosa in contrario, ma semplicemente perché non é capitato e anche perché non le conoscevo! Leggo sempre di molte persone che, al contrario, sono rimaste piacevolmente sorprese dalla terapia cognitivo comportamentale oppure dall’EMDR, segno evidente che abbiamo davvero tanti modi per fare della lotta contro il BED un nostro tratto distintivo scegliendo la salute. 

Detto questo, però, voglio fare una considerazione ulteriore: la mia soluzione per guarire dal Binge Eating, senza essere una soluzione medica, presuppone innanzitutto fattori che nascono dall’IMPEGNO e dalla RESPONSABILITÀ della persona. 

È un percorso che abbraccia biologia, psicologia, nutrizione, olismo energetico, mindfulness e metodi “alternativi” che non necessitano l’utilizzo di farmaci.

Ora, non voglio dire che scegliere i percorsi medici certificati sia “sbagliato” ma anzi, TUTTO IL CONTRARIO! Dico solo che tali percorsi non possono essere davvero completi se non si affiancano ad una scelta personale di DECIDERE DI GUARIRE. Mi spiego meglio. 

Fin quando ci affidiamo SOLO a “interventi esterni” per sconfiggere un male che nasce dentro di noi, qualsiasi metodo seppure brillante ed efficace non basta. Se, come consiglio io, oltre alla scelta professionale e medica, si abbina un percorso che mette sotto i riflettori anche la nostra mente, i nostri sentimenti e il modo in cui affrontiamo la nostra vita in generale (cibo a parte, tanto per essere chiari), allora sì che la GUARIGIONE è DAVVERO POSSIBILE.

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Di 6pcet

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e personal coach. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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