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I disturbi alimentari nei bambini sono uno dei problemi forse più sottovalutato in tema di DCA, dal momento che è un fenomeno dei nostri tempi ancora di difficile comprensione e sviluppo. Ecco cosa fare se nostro figlio mostra dei comportamenti disordinati con il cibo. 


INDICE:


La mancanza di una cultura alimentare

Anche se può spaventare parlarne, l’ossessione per il cibo nella cultura occidentale sta comportando la nascita di un fenomeno che cresce a ritmo vertiginoso: i disturbi alimentari nei bambini.

La percezione di tale fenomeno è allarmante e tutt’altro che rassicurante: il peso della cultura alimentare nelle famiglie è estremamente basso. Si parla davvero troppo poco di alimentazione in casa e, quando lo si fa, si rischia solo di peggiorare le cose, tanto è vero che sono sempre più frequenti gli episodi di comportamenti disordinati con il cibo sin dalla tenera età. 

D’altra parte, la forma mentis genitoriale ha radici molto profonde e non è facile trasmettere una cultura alimentare se loro stessi non sono equipaggiati nell’averla; mangiare in maniera sregolata, portare in tavola cibi poco salutari, vivere assaporando grandi quantità di cibo, scegliere cibi e materie prime di bassa qualità, commentare le scelte alimentari delle altre persone…

Ognuno di questi comportamenti, seppure inconsapevoli, può contribuire a costruire delle convinzioni “contraddittorie” nei bambini, tanto da gettarli nel caos alimentare più assoluto. 


Disturbi alimentari nei bambini: i dati 

Negli ultimi anni si è riscontrato un notevole abbassamento di età nei minori che soffrono di disturbi alimentari.

Binge Eating, Anoressia, Bulimia, Obesità, Sindrome da Alimentazione notturna, Ortoressia, infatti, sono tutti disturbi che possono affliggere i bimbi e che si stanno sviluppando in maniera molto profonda e quasi senza disturbare.
I dati, tuttavia, non sono per nulla esaustivi, data la difficoltà di riscontrare queste patologie nei bambini, in primis per l’incapacità stessa dei genitori di vedere e diagnosticare una patologia della quale preoccuparsi (e non tanto per una questione di cure mediche). 

Ancora troppo spesso, infatti, i genitori costituiscono l’ostacolo più grande per evidenziare ed ammettere l’esistenza di disturbi alimentari nei bambini, specie se sono i propri: “non ha mai mangiato molto, è sempre stato così”, oppure “deve crescere, è così di costituzione”, ecc.

Per voler dare una stima sulla percezione del fenomeno in Italia, comunque, si registra che dei 3 milioni e mezzo di casi accertati di anoressia, bulimia e binge eating, il 20% riguardi minori. L’insorgenza del disordine alimentare, infine, è dai 8-9 anni circa.

Ovvero: 700.000 nuovi bambini sviluppano disturbi del comportamento alimentare ogni anno. 


Bambini e disordini alimentari: le cause

Quando si parla di bambini e DCA, i fattori possono essere molteplici: forti traumi emotivi e psichici, atteggiamento genitoriale iperprotettivo, aggressivo o assente, abusi, fattori sociali quali l’essere sottoposti al bombardamento di modelli fisici considerati “magri” e “perfetti”. 

I sintomi, possono iniziare in sordina, con un’alimentazione limitata in quantità, che poi porta ad un’alimentazione selettiva verso cibi leggeri e privi di calorie, uno scostamento rispetto al menu familiare semmai legato ai “cibi proibiti”, l’attaccamento eccessivo all’attività sportiva e la preoccupazione circa l’immagine e la percezione del corpo.

Un ruolo primario, manco a dirlo, è giocato dalla gestione delle emozioni in relazione al cibo di conforto, del quale spesso bambini e adolescenti non conoscono le fondamenta e le strategie per arginare il problema, ma al quale si rivolgono in maniera del tutto inconsapevole.

Il disordine, di conseguenza, si scatena proprio per la mancanza di consapevolezza circa il riuscire ad affrontare le paure e le sfide quotidiane sul proprio corpo, la propria mente e sul passaggio all’età adulta.

Interessante, in tal senso, la campagna di prevenzione nelle scuole di FoodNet in collaborazione con l’associazione “Mi nutro di vita”.

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Anoressia infantile: un fenomeno in crescita

È stata ribattezzata “baby anoressia”:un fenomeno che colpisce circa il 3% della popolazione tra gli 8 e i 11 anni, con un aumento vertiginoso del fenomeno tra i maschietti

Se l’anoressia infantile colpisce, infatti, maschi e femmine indifferentemente all’incirca dagli 8 anni in poi, col passare del tempo stiamo assistendo a un incremento di questo disturbo nei bambini maschi, mentre prima era di misura superiore nelle bambine. 

Tra le bimbe, comunque, il fenomeno spesso è legato all’arrivo del primo ciclo mestruale, come riporta una recente ricerca del Ministero della Salute.

Le cause dell’anoressia infantile

Secondo una ricerca dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, sono diverse le cause per le quali ci si può trovare di fronte un bambino anoressico. 

In primis, esistono dei fattori legati alla genetica, per i quali il nostro cervello è materialmente predisposto allo sviluppo di un problema alimentare (anche se non è detto che si sviluppi in mancanza di altre cause concomitanti).

Da non sottovalutare, poi, i fattori psicologici legati a comportamenti spesso compulsivi: il perfezionismo, le alterazioni dell’umore, la rigidità cognitiva nell’affrontare gli imprevisti dell’ambiente. 

Come abbiamo già visto insieme, inoltre, giocano un ruolo fondamentale anche i fattori familiari, ovvero quelli che nascono dalle relazioni con il cibo nel contesto domestico e anche alle dinamiche condivise legate al momento dei pasti stesso.

Ultimi ma non meno importanti, infine, i fattori socio culturali, ovvero la percezione del proprio corpo in relazione all’immagine che viene veicolata nei media, nella quale spesso si idealizza un corpo eccessivamente magro come sinonimo di attraente e accettato socialmente. 


Alimentazione selettiva: sempre più “giovane”

Anche l’alimentazione selettiva è stata riconosciuta come un nuovo disturbo dell’alimentazione, chiamato anche disturbo evitante/ restrittivo.

L’alimentazione selettiva nei bambini, poi, compare molto presto e uno dei sintomi principali è il cerchio ristrettissimo di cibi che decide volontariamente di mangiare.

Tra quelli preferiti, del resto, compaiono cibi con un alto apporto di carboidrati come pane, focacce e patatine ma molto spesso dal basso valore nutritivo. Per tale ragione, spinto anche da un suo personale istinto, il bimbo rifiuta tutto ciò che è diverso da tali cibi; l’eventuale costrizione dei genitori ad ampliare lo spettro dei cibi, in aggiunta, lo porta a vivere un forte stress, associato anche a episodi di vomito auto-indotto. 

L’alimentazione selettiva, inoltre, può rappresentare l’inizio di uno stato di anoressia infantile o di disturbi alimentari in adolescenza.

Le cause dell’alimentazione selettiva

Le cause principali della selettività dei bambini nei confronti del cibo sono state suddivise in tre macro-gruppi:

  • il bambino non ha nessun interesse verso il cibo o il mangiare, e questo rifiuto viene ricollegato ad un disturbo emotivo;
  • il bambino evita i cibi in maniera sensoriale, ovvero per forma, colore, consistenza, gusto, odore; 
  • il bambino evita cibi per paura: paura di soffocare, di vomitare, di non riuscire a mandare giù il boccone.

In questo caso, saper distinguere se il comportamento del bambino legato al cibo sia dovuto all’età evolutiva o, come nel caso dell’alimentazione selettiva vera e propria, ad un insorgere di un DCA è essenziale.

Ecco qui una tabella realizzata dall’Istituto Beck che ci può dare una mano.

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(Fonte: Istituto Beck)

6 consigli per gestire i DCA nei bambini 

Quando si tratta di disturbi alimentari in età pediatrica, infantile ed adolescenziale, come abbiamo visto, il discorso è spesso complicato ed ampio, ma di certo non può prescindere dal coinvolgimento dei genitori. 

D’altra parte, è proprio dal rapporto dei genitori con il cibo che può nascere e svilupparsi la tendenza ai disturbi alimentari nei bambini, e da lì bisogna ripartire per sanare le ferite. 

Ecco alcune piccole accortezze da prendere prima di chiedere aiuto alle persone competenti

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Proporre fin da subito – anche durante la gravidanza e l’allattamento – cibi salutari quali frutta, verdura, cereali integrali, grassi buoni e proteine nobili.

Ciò nonostante, saper definire insieme al bambino la varietà dei cibi che esistono sulla tavola è altrettanto essenziale: invogliare un sano rapporto con tutti i tipi di cibo, infatti, è il primo step per costruire insieme una educazione alimentare che non generi ansie sin dalla tenera età.

Separare il cibo dalle emozioni

Anche se per il genitore può essere altrettanto difficile, cercare di distaccare il binomio cibo = emozioni è fondamentale.

Al contrario, creare insieme delle strategie mirate a gestire gli episodi imprevisti sia nel contesto familiare, sia a scuola, sia nelle relazioni sociali è importante per separare lo stress naturale dall’atto del mangiare.

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Procedere per gradi

Se il bambino non gradisce determinati alimenti, non cercare a tutti i costi di forzarlo.

Al contrario, procedere con calma, senza insistere troppo e senza “andare nel panico”, può generare un rapporto di collaborazione reciproca e di ascolto che può, a sua volta, permettere al bambino di reintrodurre quegli alimenti che è abituato a scartare a priori.

Sperimentare con i 5 sensi

Far gestire al bimbo il pasto, vedere come si approccia al cibo, lasciarlo giocare, sperimentare e scoprire con tutti i sensi il cibo stesso è un passo importante per lasciarlo libero di lavorare alla costruzione di un suo personale rapporto con alimentazione e nutrizione.

Intervenire successivamente, semmai, se questo rapporto inizia a diventare squilibrato, procedendo sempre con l’obiettivo di condividere con lui una educazione alimentare “familiare”.

Bilanciare autonomia e collaborazione 

Se il bambino sviluppa dei comportamenti “strani” con il cibo, cercare sempre di non lasciarlo troppo solo. Sebbene una dose di libertà e sperimentazione circa l’approccio alimentare è consigliabile, allo stesso tempo intervenire quando qualcosa non va fa parte dello stare in famiglia. 

In età pre adolescenziale e adolescenziali, inoltre, fare molta attenzione ai cambiamenti di abitudini e del corpo dei giovani adulti, perché è proprio quella la fase in cui un rapporto problematico con il cibo può sfociare in un vero e proprio DCA. 

Eliminare il senso di colpa

Anche quando ci rendiamo conto che qualcosa non va, che esistono dei problemi alimentari nei nostri bambini, cerchiamo sempre di non trattarli con distacco, sufficienza e farli sentire in colpa.

In questo caso, seguirli “da dietro le quinte” senza farsi vedere, fargli commettere i proprio errori ma con la certezza di avere sempre un porto sicuro dove tornare a casa in ogni momento e sbaglio commesso è essenziale.

Solo in questo modo, del resto, si sentiranno protetti e avranno la fiducia di poter parlare di ciò li turba con qualcuno che li ascolta senza giudicare. 

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By Melania Romanelli

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e Coach Alimentare. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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