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In questo articolo parleremo di un disturbo alimentare molto particolare e decisamente poco trattato: il disordine Pica. Quando il rapporto tra alimentazione e emozioni diventa “altro” rispetto al cibo.


INDICE:


Pica: “altro” rispetto al cibo

Chi soffre di disordini alimentari tende, sempre e comunque, a nasconderlo a tutte le persone che gli sono vicino (la famiglia, il partner, gli amici stretti), per quel senso profondo di vergogna e di debolezza perenne che abita dentro di loro. 

Questo senso di inadeguatezza, nelle persone affette dal disturbo alimentare Pica, è ancora più marcato: oltre ad essere un disturbo alimentare poco noto, infatti, il disordine Pica è socialmente poco accettato.

Come mai? Perché supera i confini tra emozioni e alimentazione e perché, come la gazza ladra (la parola “pica” significa in greco proprio “gazza”), la persona affetta dal Picacismo mangia ogni cosa trovi nel suo raggio d’azione… anche se è “altro” rispetto al cibo. 


Che cos’è il Picacismo?

Il picacismo è considerato un nuovo disturbo alimentare, anche detto disturbo alimentare NAS – ovvero i Disturbi del Comportamento Alimentare non Altrimenti Specificati inseriti nel Manuale Diagnostico DSM-5, che ne certifica appunto l’esistenza.

Questi tipi di disturbi non hanno una vera e propria “soddisfazione dei criteri” dei disturbi alimentari più noti (anoressia, bulimia, binge eating), ma solamente alcuni, anche se risultano tra i problemi alimentari disordinati.

Etichette a parte, comunque, chi soffre di picacismo ha una caratteristica molto ben definita: mangia “cose” che non hanno nessun tipo di valore nutrizionale, che non sono cibo e che potrebbero anche danneggiare il suo corpo. 


I campanelli d’allarme del DCA Pica

Vediamo più approfonditamente cosa viene più comunemente mangiato dalle persone che soffrono di picacismo:

  • Carta;
  • Legno;
  • Terra;
  • Capelli;
  • Lana;
  • Cotone;
  • Pietre;
  • Polvere;
  • Ceneri e mozziconi di sigaretta;
  • Amido e Argilla;
  • Gesso;
  • Pastelli;
  • Sapone e Talco;
  • Vernice;
  • Oggetti appuntiti. 
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Oltre all’elenco degli oggetti che rientrano nell’alimentazione di una persona che soffre di picacismo, poi, esistono anche alcune caratteristiche che devono essere necessariamente presenti affinché il disordine venga considerato un disturbo alimentare vero e proprio. 

  • Le sostanze ingerite non devono avere nessun tipo di valore nutrizionale e non sono cibo commestibile;
  • I soggetti coinvolti devono avere più di due anni di età, poiché il tempo che va da 0 a 2 anni già contiene in sé dei comportamenti tali per cui il neonato porta alla bocca qualsiasi cosa sia a sua disposizione. Tuttavia, questa rimane una normalissima condizione fisiologica della crescita del bimbo;
  • La condizione Pica deve permanere per almeno un mese continuativo di tempo. 

Picacismo ed emozioni

Come abbiamo visto più di una volta, il ruolo della mente e delle emozioni gioca un parte fondamentale in tutti i disturbi dell’alimentazione e, ovviamente, anche nel caso del Picacismo non c’è alcuna eccezione a tale regola. 

Questo nuovo disturbo alimentare, infatti, può comparire in periodi particolarmente stressanti o dopo un evento estremamente traumatico quale mezzo di conforto immediato.

La persona si trova coinvolta in una dinamica che non riesce a controllare, tanto da sfogare il suo malessere nella masticazione di cose non commestibili e nelle “nuove” sensazioni ad essa associate.


Picacismo e tradizione

L’ho scritto all’inizio: il Picacismo è un disturbo alimentare non socialmente accettato, che porta con sé un lancinante senso di vergogna e di paura di sentirsi degli “alieni” dentro il proprio corpo e nella mente. 

Eppure, questo stigma non vale in tutte le culture. 

Nell’India del nord, ad esempio, le donne in stato di gravidanza placano le tipiche voglie mangiando cenere, fango, argilla, mattoni ed altre sostanze simili. In aggiunta, poi, si crede che ogni voglia sia associata al sesso nel bambino in arrivo: nel caso la donna avesse “voglia” di cenere”, dunque, il sesso del bambino sarà femmina; la “voglia” di polvere, invece, indicherà l’arrivo di un maschio.

In alcune regioni dell’Africa centrale, infine, le donne in gravidanza ingeriscono argilla perché si crede fortifichi il corpo e sia un rimedio per le nausee.    

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Il disordine Pica e le carenze nutrizionali

Nonostante in alcune culture il Pica venga accettato, però, le evidenze scientifiche e diversi studi condotti nel corso degli anni riferiscono l’esistenza di una “pericolosa” caratteristica fisica nella maggioranza delle persone che soffre del disturbo alimentare Pica: una carenza di ferro e una condizione generale di malnutrizione.

Nei bambini che mostravano le prime manifestazione del Picacismo, del resto, è stato confermato che una somministrazione di integrazione di ferro abbia aiutato tale disturbo alimentare a regredire.

Trattare queste situazioni patologiche con farmaci o vitamine, quindi, risolve spesso i problemi e aiuta il disturbo a diminuire pian piano. 


Picacismo e Gravidanza

Durante la gravidanza gli scombussolamenti ormonali e fisici sono forti e pressanti nel corpo della donna. Del resto, il corpo e la mente di ognuna di loro risponde in un modo completamente proprio ed unico ad un tale periodo così intenso e particolare. Ci si ritrova, però, a fare/ mangiare cose che non ci sono mai piaciute o che non abbiamo mai preso in considerazione. 

Ecco perché non è affatto strano che, durante la gravidanza, alcune donne possano soffrire di Picacismo; tuttavia, gli studi e le ricerche in questo campo sono estremamente ridotte e non abbiamo quindi un gran numero di informazioni in merito. 

Ciò che è noto è che, per placare il senso di nausea, alcune donne si trovino a ingerire sostanze che non sono cibo quali cenere, polvere ed argilla, creme, talco o simili. 

Questo fenomeno, comunque, sembra relegato al periodo della gravidanza, e termina con essa o con un periodo gestazionale circoscritto.


Come trattare il disordine alimentare Pica?

Ad oggi non sono ancora conosciute né le cause precise né i trattamenti più efficaci mirati a risolvere velocemente il Picacismo, in quanto le componenti del disturbo sono molteplici e non si riesce ancora ad avere una classificazione determinata. 

Alcuni studi dimostrano che questo particolare disturbo alimentare vede una regressione con il passare del tempo in maniera del tutto spontanea. 

Tuttavia, alcuni accorgimenti possono essere presi nell’attesa che la comunità scientifica ci aiuti in tal senso.

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Applicare la sostituzione

Nel momento in cui assale la voglia di ingerire sostanze non commestibili, potrebbe aiutare il sostituirle con qualcosa anch’esso non ingeribile ma non troppo dannoso e che tenga “impegnati” corpo e bocca, come ad esempio le gomme da masticare.

Monitorare le carenze nutrizionali

Assicurarsi di non avere carenze nutrizionali o essere stati esposti in maniera prolungata e costante al piombo (che è una delle cause non ancora del tutto accertate che possono provocare l’insorgere di forme di Picacismo). Farsi regolarmente le analisi del sangue e correre ai ripari, prendendo integratori vitaminici e sottoponendosi a controlli con il proprio medico. 

Fare ricorso alla Mindfulness

Utilizzare tutte le tecniche mindfulness per impiegare la mente e lavorare di concentrazione nel momento in cui ci rendiamo conto che stiamo per farlo di nuovo…

Meditare, leggere un buon libro, fare yoga, vedere o telefonare alle persone a noi vicine, cucinare una ricetta impegnativa e che non conosciamo, uscire e prendere del tempo per noi stessi. Tutto può essere efficace per evitare di rimanete intrappolati a livello mentale dentro un impulso che non sappiamo come fermare. 

Chiedere aiuto

Rivolgersi al medico è il primo passo per capire cosa ci succede a livello fisico e correre ai ripari.

In una fase immediatamente successiva, però, affiancare anche percorsi di terapia o coaching alimentare potrebbe rappresentare una salvezza duratura nel tempo, per poter applicare delle strategie quotidiane che, una volta allenate, possono far regredire e poi far scomparire il disturbo. 

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By Melania Romanelli

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e Coach Alimentare. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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