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Nel 2015 nasce il progetto “Eat me”, un documentario per raccontare e sensibilizzare sul tema dell’anoressia nervosa, attraverso i racconti delle ragazze che ne sono le sfortunate protagoniste. Molte pagine web raccolgono il Trailer del Documentario, molte persone lo cercano in streaming, ma senza successo. Certo, perché il documentario “Eat Me” non è mai andato in onda.


Un’occasione mancata

Ebbene: di questo bellissimo progetto non ci resta che il Trailer e qualche spezzone su Vimeo nella pagina personale dei due registi Ruben Lagattolla e Filippo Biagianti.

Sì, perché il documentario “Eat me” non è mai andato in produzione, purtroppo. Come facciamo a trarre delle “lezioni” da un qualcosa che non è avvenuto ve lo spiego tra un attimo, intanto facciamo il punto su quello che sappiamo.

Come dice la sua pagina ufficiale, “Eat Me” è una ricerca visiva documentaria sull’anoressia e sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)”.

I registi Lagattolla e Biagianti, assieme ai Team del centro HETA-FIDA di Ancona, della FANPIA ONLUS, infatti, hanno raccolto visivamente le testimonianze dirette di pazienti e famiglie dell’hinterland di Ancona, lanciando poi una raccolta fondi per poter produrre un documentario più ampio per il 15 Marzo (Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla sui Disturbi Alimentari). Raccolta fondi che, purtropppo, non ha raggiunto la cifra minima affinché il progetto andasse in porto.

Ciò nonostante, attraverso la visione del materiale raccolto dai registi, possiamo trarre 5 lezioni utili per comprendere l’anoressia. Eccole.

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La raccolta fondi NON ha raggiunto la quota minima.

Lezione 1: Anoressica? No, diversa

Lo dice apertamente una delle ragazze intervistate: non le piace “quella parola”, alla quale preferisce “diversa”.

In effetti, chi in adolescenza non si sente diverso dagli altri? Prima sembra che tutto vada bene, che la vita è meravigliosa e che la nostra stanza piena di giochi, poster o videogame sia il paradiso in terra e, un attimo dopo, ci ritroviamo da soli a fissare lo specchio e ad odiare la nostra immagine riflessa.

La scuola, i primi dialoghi, gli incontri con chi ci piace, l’ora di educazione fisica… all’improvviso cominciamo a paragonarci agli altri, sentendoci inadeguati. E se non possiamo gestire chi siamo o la nostra vita, o i No che a quell’età riceviamo… proviamo a controllare tutto con il cibo.


Lezione 2: Il Tempo del Controllo

Come facciamo a controllare tutto con il cibo? Iniziamo a scegliere con cura i nostri migliori alleati: il metro, la bilancia, lo specchio, il telefono.

Con il metro controlliamo quanto misurano le nostre ossa, quanto ci avviciniamo a quei centimetri che significano che ce la stiamo facendo, quanto si stanno rimpicciolendo le nostre gambe.

Con la bilancia pesiamo tutto: il cibo, noi stessi. Tutto deve essere perfetto al grammo, la perdita di peso deve essere graduale e il più veloce possibile. E verso una sola direzione: giù, fino a vedere il 1º numero, il 3, davanti al secondo.

Con lo specchio misuriamo la grandezza del nostro corpo, certo, ma anche del nostro ego e della nostra voglia di essere allo stesso tempo uguali agli altri ma invisibili. È uno strumento necessario quanto odioso. Ma lo usiamo in continuazione durante la giornata.

Con il telefono monitoriamo la qualunque: le calorie, il peso, il conforto che riceviamo. Cerchiamo ossessivamente conferme negli altri, quelli come noi, che ci capiscono a differenza del resto del mondo (la scuola, la casa).


Lezione 3: Sentirsi sbagliati

“Una macchia d’olio per terra”.

Questo ci dice una delle ragazze che partecipano alle riprese. Si sente sbagliata, dove non dovrebbe essere, un errore gigantesco. O peggio ancora, uno sbaglio della sua famiglia, costretta a faticare per togliere l’unto. E la vergogna.

Chi soffre di anoressia nervosa, anche se a prima vista odia il mondo – fa tenerezza un genitore che, in cucina, cerca di non avvelenarsi di fronte alla pesa della bilancia – in primo luogo odia se stesso.

Non può essere diverso da come è e si odia, anche se attraverso il controllo del cibo trova “briciole” di pace. Assolutamente passeggere. Ma ancora non lo sa.


Lezione 4: Imparare dal Vuoto

Anche se vorremmo aiutare le persone che vivono il disturbo alimentare dell’anoressia, così come tutti coloro che vivono qualsiasi DCA, viviamo la frustrazione di non sapere come fare.

“Prova a fare questo”

“Devi mangiare!”

Ecc.

Eppure, come ricorda la Psicoanalista Giuliana Capannelli, l’unica cosa che funziona davvero è non temere il vuoto. Abbracciare il vuoto, in pratica, significa non tentare immediatamente di sommergerlo di cibo e senso di colpa, quanto invece chiedere a chi ormai ci appare come un estraneo: “Come stai? Cosa succede?”. Partiamo da qui, semplicemente.


Lezione 5: Le gambe che portano lontano

“I miei pantaloni non mi entreranno, ma posso andare dove voglio”

Comprendere l’anoressia e chi ne soffre è complesso. È difficile capire il dramma di una gamba che sembra infinitamente grossa quando, al contrario, è sul punto di spezzarsi. Perché la persona che la vive così, e che prova profondo disgusto per quella gamba “grossa”, non ha i nostri stessi occhi. Almeno, non nella fase acuta della malattia.

Eppure, quando la persona diventa cosciente di chi è e di quello che il suo corpo sta attraversando, magicamente piccoli passi in avanti diventano lampanti. Come ci dice questa coraggiosa ragazza della citazione.

Recuperare il senso e il ruolo del corpo, da semplice strumento estremo di controllo ad alleato, per percorrere insieme a lui un sentiero di vittoria, è essenziale. Specie per evitare eventuali ricadute.

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Dunque… anche se il Documentario Eat me non si trova da nessuna parte, neppure in streaming, qualche segno l’ha lasciato. E queste 5 Lezioni che ho recuperato per voi ne sono la dimostrazione!

Non smettere mai lottare, non smettere mai di camminare con le tue gambe… e se vuoi un aiuto sono qui!

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By Melania Romanelli

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e Coach Alimentare. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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