Benvenuti alla Diet Culture, dove la dieta e il peso corporeo sono gli argomenti centrali sia in rete che per strada. Ma quanto “peso” ha la bilancia con i suoi numeri nella vita reale?


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Sopraffatti dalla Diet Culture

Il giudizio sul corpo altrui è l’emblema della cultura della dieta e dell’elogio alla magrezza

Il peso è spesso argomento di discussione come la politica o il sesso, e non c’è sensibilità alcuna verso i corpi altrui. Semplicemente se un corpo “non va bene”, secondo gli stereotipi, viene sottoposto a giudizio, commentato, offeso. Specie se grasso.

La manna della Diet Culture si abbatte in tutti gli ambiti della vita e della quotidianità: dallo spot in tv al film con il bambino grassottello, dalla sponsorizzata su Facebook dei collant alla visita medica dal ginecologo.

Ce ne accorgiamo ogni estate, quando la prova costume è solo uno degli effetti di quella cultura della dieta che ama la magrezza e la rende portabandiera della salute, così come della perdita di peso come conquista di uno status migliore, nel quale disciplina e controllo sono di casa e dove alcune scelte alimentari sono considerate sbagliate e, di conseguenza, vietate.

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Il Fat Talk

I social media hanno un grande impatto sull’immagine corporea e sui modelli che propongono, o eccessivamente magri o irreali e “photoshoppati”.

Ne consegue che l’esposizione continua a queste immagini porti ad un aumento dell’insoddisfazione per il corpo, ad una diminuzione dell’autostima e ad uno stato di ansia per il voler aderire a certi canoni.

Ed è così che incontriamo il “figlio legittimo” della diet culture: il “fat talk” (parlare di grasso), ossia quei commenti negativi sul peso e sulle scelte alimentari con i quali ci autodenigriamo davanti agli altri condividendo sentimenti negativi sul nostro corpo o su quello degli altri. 

Ecco alcuni esempi:

  • hai le cosce enormi;
  • la mia pancia fa schifo; 
  • guarda quella balena;
  • quel dolce ha troppe calorie;
  • non dovresti mangiare questo cibo;
  • sembri grassa con quel vestito;
  • dopo Natale dieta detox;
  • non sono pronta per la prova costume.

Il problema principale è che un tipo di comunicazione “grassofobica” dove regna il bodyshaming è diventata una norma sociale accettata che viviamo quotidianamente nelle relazioni online e offline. In pratica, ci sentiamo socialmente in “dovere” di chiedere scusa per il nostro corpo, sempre in nome della Dea Diet Culture. 


La bilancia mi comanda

Il numerino sulla bilancia conta. Una schiavitù che diventa una vera e propria ossessione per molti, che salgono e scendono dalla bilancia svariate volte al giorno, nella speranza che qualcosa cambi. Tutte le scelte alimentari e la routine quotidiana hanno come obiettivo il confronto, non sempre amichevole, con l’amica bilancia.

Se il numero cala va bene, se resta costante o aumenta è una tragedia. E, soprattutto, ci lascia  dentro un calvario fatto di rinunce, sensi di colpa, paure e supplizi. 

L’unica soluzione? L’ennesimo miracolo per dimagrire velocemente. E via di tisane detox, beveroni, restrizioni, conteggio maniacale delle calorie, sedute estenuanti in palestra, digiuni: tutto per vedere scendere quel numero e sentirsi accettati… da noi stessi in primis. 


“Faccio schifo, ma ho anche dei difetti”: il monologo di Michela Giraud

“Ci sto male quando mi commentano che sono grassa e volgare, rosico. Ognuno ha la sua storia e la sua sensibilità”. 

Questo è un passaggio del monologo della comica Michela Giraud sul tema dell’odio in rete, andato in onda nel programma tv Le Iene.

L’attrice ha rivendicato il diritto di essere sé stessa, senza sentirsi costretta a rientrare nei canoni di bellezza imposti dalla società e rimarcati costantemente dai social e dagli hater che non fanno altro che puntare il dito. Chi non si uniforma è spacciato e subisce sui social le peggiori offese da questi odiatori. 

“Uno di loro mi ha scritto semplicemente: fai schifo. Lì ho capito come disinnescare questi commenti. Ho messo un bel like. Una delle cose più liberatorie che mi siano mai capitate nella vita. In un’epoca in cui tutti vogliamo essere migliori e tutti siamo prigionieri dello sguardo degli altri è un atto rivoluzionario. Perché fare schifo è un diritto, ed è un diritto che rivendico con orgoglio, esultando. Sì, faccio schifo, ma ho anche dei difetti”. 


Si può scegliere il piacere?

Il cibo come conforto, rifugio sicuro, luogo protetto in cui sfuggire alle emozioni negative e gratificarsi spesso viene visto come una chimera irraggiungibile. Anzi, quando tale comportamento diventa compulsivo, incontrollabile e ripetitivo fino a diventare un appuntamento fisso, spesso si trasforma in una abbuffata

Come si può, dunque, tornare a vedere il cibo sotto la lente della gioia? 

Il principio del mangiare intuitivo (intuitive eating), ovvero mangiare cibi e pietanze che piacciono particolarmente in base all’umore, ci può aiutare a raggiungere una spontaneità nel rapporto con il cibo. Una spontaneità che è compromessa in presenza di un disturbo alimentare, quando si segue una dieta rigida o si conteggiano in modo maniacale le calorie.

Eppure… costruire un rapporto sereno con il cibo è un nostro dovere di benessere, che dobbiamo rivendicare in nome di noi stessi e non se la Diet Culture lo impone o meno. Mangiare è ancora uno dei piaceri della vita, fonte di godimento e felicità… e non c’è niente di male in questo!

Ti senti male in relazione al tuo corpo? Scopri come ti possiamo dare una mano!

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