Fame nervosa e come combatterla: i consigli più importanti e “sconvolgenti” che mi hanno permesso di dire per sempre addio al craving e alle abbuffate compulsive.


1. Accetta la fame nervosa

È l’aspetto più complicato ma anche il primo passo che mi ha salvato la vita e permesso di iniziare a combattere le abbuffate compulsive nel modo giusto: accettare la faccenda.

Sia che le cause siano genetiche, emotive, traumatiche o relazionali, poco importa: ad un certo punto dovrai accettare che hai un rapporto disordinato con il cibo. Prima lo accetti, prima accetti una parte di te, prima potrai avanzare nella battaglia.


2. Dì addio alla tua abitudine

Anche se ci costa e non poco ammetterlo, molto spesso la fame nervosa diventa una abitudine.

Ebbene sì: l’abitudine è un comportamento ripetuto che regna dentro la nostra “zona di comfort”, proprio dove ci sono quei cibi che ci danno quella pace dei sensi quando intorno a noi regna il caos e l’ansia. E si chiamano i comfort food non a caso!

E anche se ci costa ammetterlo, perché vorrebbe dire che in parte ci sentiamo un po’ responsabili per non agire, decidere di “agitare un po’ le acque” delle nostre abitudini personali e alimentari potrebbe essere la salvezza che non ci aspettavamo!


3. Rinuncia per sempre alla dieta

Le ricerche del Dott. Gary Foster, direttore clinico del Weight and Eating Disorders Program presso l’Università della Pennsylvania, confermano quanto segue: su 100 persone che si mettono a dieta, soltanto 5 individui riescono ad avere successo. Sì, solo il 5 %! E per successo intendo riuscire a MANTENERE il peso perso nel lungo periodo.

In parole povere, dunque, un regime alimentare rigido è GARANZIA del riacquistare il peso perso, così come la dieta non è la migliore alleata se stai tentando di ricostruire un rapporto sano con il cibo. E se soffri di DCA, l’aggravante, la dieta può essere inutile e anche controproducente!


4. Non rimandare la battaglia

Quando soffrivo in maniera aggressiva di binge eating, anche se provavo dolore, non mi decidevo a fare qualcosa per combatterlo.

In altre parole, mi spaventava maggiormente ELIMINARLO che continuare e conviverci. Perché si produce questo paradosso? Perché la PAURA della vita, dell’ignoto, del confronto con gli altri e la FATICA di cercare delle strategie “sostitutive” a quel senso di benessere seppure momentaneo e effimero delle abbuffate è TERRIFICANTE.

D’altra parte, ora che ne sono uscita, so che lottare ogni singolo giorno mi ha permesso di gustare quella libertà alimentare che con la fame nervosa non ti puoi permettere.


5. “Non ho tempo” è la scusa che non ti serve

Una delle maggiori SCUSE del 21º secolo per NON fare una cosa è racchiusa nella famosa espressione: “Non ho tempo”.

“Non posso stare con te: sono pieno di lavoro e non ho tempo”

“Ho 2 figli e 1 cane, non ho tempo per chiamarti”

“Non posso dedicare 10 minuti a me stessa, sono letteralmente travolta dal tempo”

Quando lotti contro un disturbo alimentare, qualsiasi esso sia, dire “non ho tempo” è la scusa migliore per mentire a se stessi. E lo so, perché me la sono raccontata per anni: a scuola, durante gli esami, all’università, a lavoro, a qualcuno che non mi piaceva, da fuori sede ecc. Eppure, ora me ne rendo conto, non si trattava di non avere tempo. Era piuttosto questo:

“Non posso combattere il mio disturbo alimentare, perché ME LA FACCIO SOTTO dalla paura (e mi nascondo dietro alla mancanza di tempo)”


6. La regola “ALMENO 10 minuti

Per esperienza personale e anche grazie all’esperienza maturata assieme ai miei clienti del Percorso BED LIONS per vincere i disturbi alimentari, ho creato quella che chiamo la Regola “Almeno 10 minuti”.

Ecco in che cosa consiste: dedicare ALMENO 10 minuti della nostra giornata a noi stessi.

Dobbiamo essere soli, in un posto tranquillo e senza distrazioni (televisore, radio e telefono compresi). In quei 10 minuti possiamo fare tutto ciò che vogliamo: respirazione, meditazione, journaling, esercizi specifici per combattere la fame nervosa, yoga, scrivere una lettera ad una persona cara (che ne dici di te stesso?), ecc. Tutto, purché sia TEMPO PER NOI, quel famoso “me time” che “non abbiamo mai”.

Non è che non lo abbiamo, è che NON LO CERCHIAMO. Facciamo pace con questo?


7. Non aspettarti un rettilineo

Anche se siamo abituati agli inseguimenti in rettilineo dei film di spionaggio americano, gettarsi nella battaglia per capire questa benedetta fame nervosa come combatterla è più complicato: non aspettarti, dunque, un rettilineo!

È un lavoro arduo, labirintico, ciclico, fatto di stop, soste, ricadute, brutti scherzi e tanta tanta resilienza.

E anche tantissimi nemici: la tua fame nervosa, assieme alla Voce del tuo DCA, cercherà di convincerti ad ogni passo che non fa per te, che non ce la farai mai, che dai disordini alimentari non se ne esce.

E sai cosa ho imparato durante la mia di battaglia decennale? Che quando il DCA parla in questo modo HA UNA PAURA TREMENDA CHE TU CI RIESCA! Sì, ha paura di perdere anche il tuo nemico!


8. Proprio quando ricadi… ti stai avvicinando alla meta!

E quando il DCA sembra stia per avere la meglio… è lì che ti puoi rendere conto che TI STAI AVVICINANDO ALLA META!

Se così non fosse, non avresti tutta questa paura di stare dove sei. Anche se ti senti meglio e ricadi: vuol dire che stai diventando moooolto più forte e che perdere una battaglia non vuol dire perdere una guerra (così come perdere una partita, usando la metafora del calcio, non significa perdere il campionato).

Dunque… non azzardarti a mollare! Potresti essere vicino a combattere per sempre la tua fame nervosa!

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