Qualsiasi approccio alla perdita di peso che comporti la privazione logora la persona con un disturbo alimentare, sia fisicamente sia psicologicamente. Ed è stato scientificamente dimostrato che la dieta restrittiva è uno dei trigger più diffusi per lo sviluppo di un comportamento alimentare disordinato. Analizziamo il legame tra dieta e disturbi alimentari nell’articolo.


La dieta come norma culturale

La dieta è diventata comune e normalizzata nella nostra società, tanto che anche i bambini ormai hanno iniziato a percepirla come il metodo unico per ambire ad una dimensione corporea ideale che sia più sottile della loro attuale dimensione percepita. La Diet Culture è viva e vegeta.

Uno studio americano su bambini di età compresa tra i cinque e i sei anni, del resto, ha confermato che ben un bambino su quattro aveva adottato un qualche tipo di comportamento paragonabile a dieta e restrizione. Mentre oggi in Italia si parla di un +40 % di persone che hanno sviluppato dal 2020 in poi un disordine alimentare, con una dimensione preoccupante tra i bambini dai 6-8 anni.

D’altra parte, la tendenza a stare a dieta e ad essere “magri” è un fenomeno relativamente nuovo nel corso della storia. Meno di cento anni fa, gli uomini lottavano per il grasso corporeo ‘in eccesso’. Consideravano la grassezza un segno di successo, salute e bellezza. Fino a quando non è diventata sinonimo di accidia e vittima di Fat Shaming.


La dieta causa i disturbi alimentari?

La dieta potrebbe non essere L’UNICA causa dei disturbi alimentari, ma spesso ne è un precursore “pericoloso”.

La National Eating Disorders Association riporta che il 35% delle persone che seguono una dieta “normale” passa a una dieta patologica, mentre il 20-25% di questi individui sviluppa disturbi alimentari.

L’insorgenza dei disturbi alimentari è stata comunemente associata al seguire diete restrittive, poiché diventano un modo per le persone di esercitare il controllo, contare le calorie e i grammi di grasso, limitare i tipi e le quantità di cibo e ossessionarsi sul numero sulla bilancia.

Ecco, dunque, che concentrarsi sulla dieta e sulla perdita di peso può diventare:

  • una fuga “perfetta” e “giustificata” dalle emozioni e problemi;
  • una maschera per un disturbo alimentare dietro cui nascondersi;
  • un modo per controllare ossessivamente la propria vita.
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Perché la dieta NON funziona

Ecco alcuni fatti importanti da conoscere sulla privazione e sulla restrizione legate alla dieta, che NON FUNZIONA né per dimagrire a lungo termine né come soluzione per arginare un disturbo del comportamento alimentare.

  • Si tratta più della qualità delle calorie, piuttosto che del numero di calorie che mangiamo;
  • Le diete semplicemente non sono sostenibili a lungo termine poiché non soddisfano i bisogni nutrizionali individuali, che non sono mai uguali ma si basano su età, sesso, fisicità ed etnia;
  • Le diete non rispondono ai bisogni alimentari emotivi, che vengono spesso soddisfatti altrove e che, quando non si sanno indirizzare, sfociano in abbuffate e compensazione;
  • Se non ti piace quello che stai mangiando, semplicemente non seguirai la dieta;
  • Ridurre le calorie e la gamma di cibi “ammessi”, l’antico approccio alla perdita di peso, funzionerà a breve termine. Ma per la maggior parte delle persone, questo approccio apparentemente semplice alla fine fallisce perché il corpo combatte in modi prevedibili contro la restrizione calorica attraverso l’aumento della fame, il rallentamento del tasso metabolico e la produzione di ormoni dello stress;
  • Il corpo REAGISCE alla restrizione e, essendo testardo, ti porta a mangiare in maniera violentemente disordinata ( = bulimia e/o binge eating).

Se la dieta non serve per un DCA, cosa serve invece?

Come abbiamo visto, qualsiasi approccio alla perdita di peso che comporti la privazione ti logora, biologicamente e psicologicamente. E ti stanca, facendo solo danni.

Ecco perché, in definitiva, un approccio virtuoso al cibo a lungo termine richiede un lavoro individualistico che nessuna moda dietetica tradizionale può soddisfare.

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I piani a lungo termine per mantenere un peso sano devono concentrarsi sulla modifica del comportamento, sulla pianificazione dei pasti individualizzata e sulla comprensione delle fonti delle emozioni che si evolvono attorno al cibo, nonché su un’alimentazione equilibrata, terapeutica e comportamentale.

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