Lo sapevi che esiste l’invalidità per i disturbi alimentari? In pratica, la legge italiana e l’ente di previdenza INPS inseriscono alcune tipologie di DCA tra quelle meritevoli di assistenza sanitaria. A chi spetta, come chiederla e a quanto ammonta l’assegno INPS per i disturbi alimentari nell’approfondimento.


Il diritto alla tutela dei disabili: la legge 104

Dato che la nostra Costituzione Italiana tutela le persone affette da invalidità, l’assistenza sociale per tali categorie protette è un diritto sacrosanto. E sono moltissime le persone che ricevono benefici che vanno dall’esenzione del ticket sanitario fino ad una vera e propria pensione dall’INPS.

La cosiddetta “pensione di invalidità”, dunque, viene regolata dalla Legge 104, ma solo quando sussiste una percentuale di invalidità precisa, stabilita di volta in volta per ogni singola patologia, in base a criteri medici restrittivi.

Le percentuali per accedere ai pagamenti INPS

  • invalidità inferiore al 33%, non viene riconosciuta alcuna assistenza;
  • dal 33% al 73% di invalidità, spettano agevolazioni fiscali e assistenza sanitaria;
  • dal 46% di invalidità in poi si potrebbe rientrare nelle liste speciali dei Centri per l’Impiego;
  • dal 66% di invalidità in poi parte l’esenzione del ticket sanitario;
  • per una invalidità superiore al 74%, infine, subentra l’assistenza economica (assegno).

I disturbi alimentari tutelati: anoressia e bulimia

Seguendo le nuove linee guida per l’accertamento degli stati invalidanti, dunque, sono due i disturbi alimentari che sono riconosciuti tra i disturbi psichici per i quali è previsto il riconoscimento dell’invalidità: l’anoressia nervosa (e anche l’anoressia mentale) e la bulimia nervosa.

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Anche l’obesità è inserita tra gli stati invalidanti per i quali l’assistenza speciale potrebbe essere riconosciuta. Mentre, nel caso del disturbo alimentare della diabulimia, si potrebbe pensare di ottenere l’invalidità considerato la patologia diabetica (necessaria per l’esistenza stessa di tale disturbo).


Le tre classi funzionali: patologia lieve, moderata e grave

Nelle linee guida INPS, dunque, il disturbo alimentare dell’anoressia nervosa rientra tra le patologie invalidanti gravi, nello specifico tra le malattie dell’apparato psichico (idem la bulimia nervosa).

Come si può osservare dalla tabella precedente, dunque, per l’anoressia distinguiamo 3 classi funzionali in base alla condizione fisica e al decorso della malattia: patologia lieve, moderata e grave.

L’anoressia lieve subentra con una percentuale d’invalidità certificata (più avanti ti spiego come) del 35%, quella moderata con una percentuale del 45%, mentre quella grave ricorre con una percentuale di invalidità che va dal 75% al 100%.

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Infine, per i casi di gravità estrema, che compromettono lo svolgere le normali attività quotidiane, si ha diritto sotto richiesta anche all’accompagnamento.


L’iter di accertamento dell’invalidità per i DCA

Il primo referente del “viaggio” per ottenere il riconoscimento dell’invalidità per i disturbi alimentari è il medico di base. Ecco tutta la procedura da seguire.

  • Innanzitutto è necessario rivolgersi al proprio medico di famiglia, che deve procedere nel compilare un certificato attestante la gravità della condizione. In alcuni casi il medico stesso richiederà una certificazione del sistema sanitario nazionale (Asl o medico universitario o Caf) e NON PRIVATO (leggi il racconto della battaglia di Monica qui) che attesti il disordine alimentare, prima di procedere;
  • Il medico, in seguito, trasmette il certificato all’INPS, l’istituto di previdenza che si occupa di stabilire l’invalidità della persona. Il limite per l’invio è di 90 GIORNI;
  • L’INPS convoca la persona richiedente per una visita medica di accertamento e per una valutazione;
  • La Commissione medica stabilisce la gravità della malattia e il diritto o meno all’assistenza.

Ottenuto questo verbale dalla Commissione medica, se ha un esito NEGATIVO si può ricorrere in ultima istanza all’Autorità giudiziaria.

Faq – Domande frequenti

Se ho l’invalidità per i Disturbi Alimentari posso lavorare?

Assolutamente sì. Secondo quanto previsto dalla legge attualmente in vigore, chi consegue la pensione di invalidità può lavorare. I due diritti, infatti, sono compatibili (invalidità + inserimento nel mondo del lavoro della persona). Modalità, orari di lavoro e collocamento avvengono secondo un’analisi mirata.


Disturbi alimentari: l’assegno da 287€

Oltre al riconoscimento dell’invalidità civile per anoressia e bulimia, l’INPS prevede un assegno di 287€, che potrebbe somministrare anche a chi vive altri disturbi alimentari, aumentati del 40 % con la Pandemia da Covid 19, ammesso che coesista una condizione di depressione.

Il punto è che si trovano pochissime informazioni online per una persona che sta cercando un aiuto discreto ed efficace. E che, puntualmente, fa fatica a trovare.

Proverò a chiamare l’INPS per verificare io stessa qual è l’iter da seguire in questo caso specifico (TORNA PER GLI AGGIORNAMENTI :)) Per adesso, cercando online, ho trovato questo :((

https://melaniaromanelli.com/disturbi-alimentari-dati-aggiornati-2021/

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Conclusioni finali e riflessioni

Ecco alcuni punti controversi che riguardano l’invalidità per disturbi alimentari:

  • Solo 3 dei circa 20 disturbi del comportamento alimentare sono coperti dall’assistenza dell’INPS. Il binge eating disorder, il disturbo alimentare PIÙ DIFFUSO, non viene neppure è menzionato;
  • Il criterio principale per decidere il livello di percentuale di rischio di anoressia e bulimia è l’Indice di massa corporea (BMI). Tuttavia, esistono moltissimi casi di comportamenti alimentari disordinati anche gravi che si sviluppano in una condizione di NORMOPESO. Ed è sempre bene ricordarlo ai fini di una valutazione diagnostica per cui questo criterio risulta uno dei principali;
  • non vengono riconosciute le valutazioni svolte da terapeutici freelance, medici specialistici e centri privati al fine di fare richiesta all’INPS. L’iter è esclusivamente pubblico, e questo spesso comporta ritardi nella somministrazione dell’assegno e del riconoscimento del diritto all’assistenza (oltre che ulteriori grane per persone e famiglie già provate dalla violenza della malattia);
  • molti centri pubblici non danno assistenza agli adulti che soffrono di disturbi alimentari, ma solo a bambini ed adolescenti. Il che è un modo per bloccare l’accesso ad un diritto stabilito per legge per tantissime categorie di persone che dovrebbero goderne.

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