Molto più che una ex-first lady – la prima donna di colore a varcare la soglia della Casa Bianca da protagonista – Michelle Obama ha una storia tutta sua da scrivere. Al secondo libro dopo “Becoming”, le sue doti di ispiratrice e motivatrice sono sempre più forti. Ecco la recensione di “The light we carry – La luce che è in noi” di Michelle Obama, utile anche per la nostra battaglia contro i disturbi alimentari.


La luce che è in noi, un ponte di speranza

In questo libro, Michelle Obama traccia una linea luminosa in 10 argomenti per risvegliare la luce che è in noi, ovvero la speranza che “nonostante tutto”, possiamo tornare ad essere felici, stelle luminose in un mondo che vale la pena vivere.

Un ponte tra ciò che il mondo – duro, difficile e sempre più incerto – ci porta ad essere e ciò che possiamo aspirare a diventare.

E anche se in questo libro Obama non si rivolge direttamente alla community dei disturbi alimentari, ho trovato moltissimi richiami a quei mondi “invisibili”, “lasciati indietro”, “dimenticati” e “ignorati”. Quanti di noi ci si rivedono?


Lezione 1: Il potere delle piccole cose

Pandemia, guerra, assalti alle istituzioni: il mondo visto e vissuto con gli occhi di oggi appesantisce e provoca profonda frustrazione. Obama non nega che anche lei, nonostante l’acquisizione del privilegio di poter restare tranquilla, abbia perso l’orientamento.

E cosa fare quando la paura, l’ansia, la rabbia e la mancanza di direzione ci assalgono? Lavorare con le piccole cose. Che sia un lavoro a maglia (proprio quello che fa l’ex first lady, dispensando i suoi “capolavori” a tutta la sua famiglia), fare il pane o dedicarsi alla nail art poco importa.

Trovare qualcosa che ci “tiri fuori dalla tempesta” e che impegni la mente e il corpo è davvero una mano santa per calmarci e ritrovare la stella polare in un istante.

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Lezione 2: Decodificare la paura

Quando ci sentiamo invisibili, quando viviamo ai margini, una delle sensazioni più immediate è la paura. Di non farcela, di non contare mai, di arrenderci.

Ebbene, uno dei passaggi più belli che Obama ci lascia è proprio un ricordo “spaventoso” della sua infanzia. Alle prese con una recita scolastica, l’autrice ricorda di essere rimasta impietrita di fronte alla sagoma di una tartaruga verde gigante, che le impediva di salire sul palco.

Con l’aiuto della zia, che la sfidò a razionalizzare la sua sensazione, informarsi sull’elemento che spaventa e a prendere la decisione di entrare in scena nonostante, Obama ci spinge a considerare la paura come una “amica” capace di risvegliare in noi la sensazione del non conosciuto, dell’ignoto. Che cos’è la paura se non il “guardare in faccia la novità”?

Decodificare la paura, dunque, significa imparare a diventare “serenamente spaventati” conoscendo il nostro avversario (anche un disordine alimentare).


Lezione 3: Iniziare la giornata con gentilezza

Da coach per i disturbi alimentari, una delle regole fondamentali per iniziare la giornata (e proseguirla) è dedicarsi un pensiero d’amore. Ed è proprio ciò che vuol dire “iniziare con gentilezza”.

Guardarsi allo specchio al mattino, pensare alla giornata che abbiamo davanti, spesso può diventare una occasione per trattarsi male. Quante volte ci diciamo le peggio cose?

Ebbene, una delle lezioni che ho amato di più del libro è proprio questa: parlarsi come si parlerebbe ad un bambino di 5 anni, con gli occhi colmi di gioia. D’altra parte, perché non dovremmo essere felici di vederci?

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Lezione 4: Costruire se stessi

Quante volte è capitato di sentirci messi ai margini, poco importanti, non visti? Fin dall’adolescenza, infatti, non appena ci sentiamo “fuori dal coro” o invisibili ci chiudiamo a riccio, pensando di non appartenere a questo mondo. E che mai apparterremmo a questo mondo. 

Pur riconoscendosi nella storia di tutti coloro che vogliono aspirare a qualcosa di più, che vogliono sentirsi parte di qualcosa, Obama traccia una linea di demarcazione tra il diventare “visibili” per essere come gli altri e, cosa che promuove, diventare se stessi imparando a costruire la propria unicità. 

Ecco una lezione super importante anche per chi vive una alimentazione disordinata: da dove nasce questo disordine? Cosa significa, per noi, mettere in ordine chi siamo, i nostri valori, le nostre aspirazioni? Che tipo di vita assomiglia a quella che sentiamo nostra? Come posso preservare la mia anima autentica E, in definitiva, chi sono io “nonostante” il mondo? 

Mio padre, il cui portamento traballante (camminava zoppicando e trascinando i piedi) a volte induceva le persone a fermarsi a fissarlo per strada, ci diceva sempre, con un sorriso e un’alzata di spalle: “Nessuno può farti star male se stai bene con te stesso”.

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Lezione 5: Abbassare l’armatura

Dopo essersi soffermata in due capitoli ricchi di storia personale – la sua rete di supporto privata che lei chiama in maniera splendida “Kitchen Table” (ricordando le riunioni familiari al tavolo della sua vecchia cucina) e la sua storia di amore e compromessi con Barack, Michelle ci lascia due concetti spettacolari: 

  • tirare fuori quello che nascondiamo nel caveau;
  • abbassare la nostra armatura.

Che cosa significa? Che molto spesso, per paura del giudizio e per volerci uniformare agli altri, diventiamo una versione “edulcorata” di noi stessi. Teniamo nascosto quello che veramente arde in noi, quasi diventando finti. 

Ma chi l’ha detto che per essere accettati dobbiamo nascondere quanto di vero e autentico c’è in noi? Al contrario, solo abbassando l’armatura che ci siamo costruiti possiamo davvero connetterci con le persone intorno a noi e lasciar brillare la nostra luce. 


Lezione 6: Volare alto

Michelle Obama è famosa anche per la sua celebre frase “Quando gli altri volano basso, noi voliamo alto”, pronunciata durante la convention nazionale democratica del 2016 di Filadelfia. Ma cosa significa “Volare alto” (tra l’altro, una delle domande che le vengono poste con maggiore frequenza). 

Innanzitutto, vuol dire creare dentro di noi una pace mentale e dell’anima e un’energia talmente stabili ed equilibrate che, nonostante ogni scossone, nessuno possa buttarci giù. 

E siccome “volare alto” ha tantissimi significati, oltre al capitolo del libro vi lascio un elenco utile per capire al meglio questo concetto e farlo proprio: 

  • quando si viene attaccati, bisogna imparare ad aspettare e a far sblollire la rabbia prima di rispondere;
  • difficilmente i primi pensieri sono quelli “buoni”: meglio riflettere e trovare le parole giuste nate da pensieri più profondi;
  • i bambini nascono pieni d’amore e di gentilezza: volano alto di default;
  • si possono combattere le ingiustizie del mondo, ma bisogna sapere come farlo e con quali strumenti (non solo a parole);
  • le emozioni non sono la guida migliore per i tuoi progetti: meglio aspettare che si trasformino in strategie concrete e preparate;
  • “volare alto” può diventare una attività pratica: un processo di scrittura, una tela su un muro, una canzone rap ecc.;
  • mai reazione, ma risposta ponderata che nasce dalla “spinta all’azione”, diversa per ognuno di noi;
  • “volare alto” vuol dire compiere dei piccoli gesti quotidiani di gentilezza a noi e al prossimo (che non sono mai inutili);
  • per combattere uno stereotipo su di te, non farlo a parole: continua a lavorare, resta concentrato e sii autentico… il tempo è galantuomo e tu proverai che hanno torto.

Conclusione: perché lo suggerisco

In conclusione, suggerisco il libro di Michelle Obama La luce che è in noi anche per chi lotta contro i disturbi alimentari per i seguenti (e cruciali) motivi:

  • scorgere una nuova via di guarigione;
  • ritrovare la strada quando pensiamo di averla perduta;
  • ritrovare la speranza di vincere ogni problema;
  • riscoprire la motivazione a darsi da fare;
  • alimentare nuovamente la luce che è in noi.
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Il primo libro di Michelle Obama, Becoming

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