Le taglie sono una frode: molto spesso la stessa taglia di uno stesso brand ma di prodotto differente non calza in modo uguale. Ma come mi veste?


Shopping, che stress!

Lo shopping fa bene all’umore, è taumaturgico, anche solo una sessione di un pomeriggio tra amiche rilassa e manda via lo stress. Così ci ha insegnato Sex and the City, no? Beh, non è per tutti così.

Quando s’indossa una taglia sopra la 44, infatti, fare shopping non è sempre divertente. 

Tutte vogliono acquistare abiti carini e alla moda che valorizzino il corpo e le forme; invece, spesso dietro un cartellino XL, si nasconde una M camuffata dal sorrisino del commesso di turno che ci ripete la fatidica frase: “mi dispiace, non abbiamo la sua taglia”.

Eppure, il mercato non la pensa così: negli ultimi 4 anni gli adolescenti che acquistano capi di taglie più grandi sono passati dal 19% al 34%. Negli USA, tra il 2013 e il 2016, le vendite di abbigliamento femminile curvy sono aumentate del 17% generando un fatturato di circa 20.4 milioni di dollari.


Taglie e centimetri: cosa dobbiamo sapere

La taglia corrisponde ad alcune misure del nostro corpo: giro di seno, girovita e giro di fianchi sono le misure indispensabili per la donna che vengono espressi in centimetri in Italia e in pollici in Inghilterra, e li troviamo riportati sulle etichette dei vestiti con il numero corrispondente. 

Esistono delle tabelle complete per sapere a quale taglia italiana si corrisponde conoscendo le misure del corpo: dalla 38 alla 54 o da XS a XXXL. Ecc.

Tuttavia, troppo spesso taglie uguali tra loro hanno misure in centimetri differenti. E mentre ci danniamo, NON CE LO DICONO!

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Una foto promozionale del marchio Nike

Inclusività e zero barriere

Le taglie “conformate”, se presenti, fino ad ora sono state relegate ad un angolino triste dello store che comprende pochi capi standard. Della serie: se vuoi vestirti, o questi o niente!

È proprio questa divisione netta la colpevole di accentuare le differenze e porre un confine netto tra chi è sopra la taglia 44 e chi sotto.

Assistiamo, oggi finalmente, ad un cambio di tendenza che mira all’inclusività e ad abbracciare quelle taglie escluse perché ritenute fuori dagli standard. La divisione degli spazi tra taglie regolari e plus sta per scomparire, lasciando spazio al concetto di moda che soddisfi e riesca a vestire tutti.

Anche i negozi più esclusivi, quindi, promettono di cambiare aspetto e di abbracciare ogni tipo di corpo, nessuno escluso.

Così anche le escluse curvy potranno esaudire i propri sogni e ringraziare la lotta e i movimenti nati contro il bodyshaming e a favore della bodypositive


Lezione dalla passerella

Del resto, tante, troppe donne ritengono questa divisione in taglie molto fastidiosa e il cambiamento è già avvenuto: i brand preferiscono avere una più ampia disponibilità di taglie, almeno fino alla 54, senza dedicare piani appositi e separati per le plus size, addirittura scegliendo i manichini plus size per lanciare un messaggio anche ai distratti.

I messaggi sulla moda inclusiva presentano nuovi modelli ed esempi di bellezza, proposte di stile che stanno cambiando il mondo dello shopping per i corpi curvy.

Anche le star hanno corpi diversi tra loro e accanto alle modelle taglia XS ci sono anche donne dalla silhoutte differente come Ashley Graham o Jill Kortleve alias Jilla Tequila. Quest’ultima è diventata una vera musa della body positive e sta ridefinendo i canoni delle top model lavorando per le più celebri Maison, oltre ad essere seguitissima sui social con oltre 270 mila followers sul suo account Instagram.

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La modella Jilla Tequila (Photo Credits @ instyle.mx)

Brand, business e ricerca

I canoni standard di bellezza sono destinati a scomparire? Ce lo auguriamo. Rendere normale ciò che per anni è stato considerato diverso, il corpo morbido e burroso, sembra la nuova tendenza. Pensiamo anche al giro d’affari che ha generato questa inversione di tendenza. 

Secondo GfK Eurisko (istituto di ricerche di mercato), 1 donna su 5 in Italia supera la taglia 48, più del 38% del campione fa fatica ad indossare una 44 ed oltre il 35% veste sopra la taglia 46. In parole povere, il bacino di utenza conta 8 milioni di clienti.

Nel mercato americano la plus size è una realtà consolidata da tempo: nel 2021, secondo Statista (portale web tedesco di statistica), il mercato americano di abbigliamento curvy arriverà a quota 46.6 miliardi di dollari. Una crescita importante se si pensa che il valore di mercato della moda curvy in America nel 2018 fatturava 22.7 miliardi di dollari e 21.4 miliardi nel 2016.


I marchi italiani della #bodypositive

Secondo una ricerca condotta da GfK Italia per Fiorella Rubino, su un campione di 1000 donne e 200 uomini, la donna ideale indosserebbe una 44, seguita dalla taglia 46. La taglia 40-42 occuperebbe l’ultima posizione, ma davvero?

In Italia la casa di moda che ha fatto da precursore nel mondo curvy è Marina Rinaldi che ha debuttato nel 1983 e da allora ne ha fatta di strada. 

Un altro marchio storico è Elena Mirò con Vanessa Incontrada come testimonial d’eccellenza,  che punta adesso a un target giovane e ad un abbigliamento contemporaneo. Over sì, ma con gusto e al passo con i tempi.

D’altro canto, è cambiato infine anche il modo in cui la clientela si avvicina all’acquisto: prima le donne tendevano ad acquistare capi per coprire le loro forme, oggi le vogliono esaltare, consapevoli di voler indossare qualcosa che le faccia stare bene, comode ma che le faccia sentire belle.

E vivaddio!

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