Le offese online vanno di moda, il bullismo comunicativo è tristemente diffuso in rete e nella vita sociale. Le liti in tv e sui social fanno audience e aumentano i follower, cavalcando l’onda del farsi notare a tutti i costi. Con inevitabili conseguenze per chi fruisce tali messaggi.


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Social e populismo: terra di nessuno

È un’epoca strana la nostra, pare che la gentilezza e il rispetto verso il prossimo non vadano più di moda. Anzi, imperversa la “moda dell’insulto” e delle offese online, che si ritrova in molti ambiti, anche in quelli definiti più seri e istituzionali come il mondo della politica (basti pensare ai “ciccioni” volati nel dibattito sul DDL Zan). 

Mi riferisco in particolare alla deriva populista di alcuni partiti che raccolgono consensi a botta d’insulti e con toni di post e tweet parecchio accesi, tutto in nome della libertà di parola e di pensiero.

Ad esempio, il successo sui social del leader della Lega Matteo Salvini attribuito alla “Bestia”, uno strumento che analizza l’orientamento dei commenti e le reazioni ad un post, e suggerisce i temi da cavalcare e i termini da usare per essere maggiormente “virali” nella comunicazione. In questo modo la comunicazione cavalca paure e aspettative, moderando sapientemente dolcezza e cattiveria dei post o dei tweet.

Ciccioni ed emarginati

Se anche i luoghi di potere, dove c’è chi dovrebbe essere da esempio e rappresentare gli interessi di tutti i cittadini (nessuno escluso), diventano il palco delle offese gratuite in cui si accentua la stigmatizzazione verso i corpi grassi, allora tutto vale e il rispetto è una chimera.

In riferimento alla tagliola al Ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobia, c’è stato un parlamentare che parlando dei diritti delle minoranze ha addirittura ironizzando sulle categorie da tutelare, includendo in una risata “i ciccioni”. 

La frase esatta: “Allora dobbiamo fare una legge che includa anche i ciccioni?”. 

Per affossare una legge che riguarda i diritti civili, si tira in ballo il corpo non conforme, troppo spesso oggetto di scherno e ingabbiato nella categoria dei ridicoli, dei pagliacci, della macchietta mangiona e debole. Frasi di una violenza inaudita, con effetti devastanti, nascoste dietro la troppa diffusa giustificazione dello scherzo, del “fatti una risata”.


Le parole sono crimini?

Ci si interroga spesso sulla necessità di pretendere filtri nel linguaggio dei media, o di quando subentri il reato di diffamazione online, e anche sull’opportunità della censura e su quello che si può dire sui social media o in tv.

Il linguaggio delle offese online annovera parecchi esempi, basti pensare a trasmissioni come “Il Grande Fratello Vip” dove la manna della censura si abbatte spesso per una parola ritenuta inappropriata e offensiva, e molti concorrenti per questo hanno lasciato malamente la casa più spiata d’Italia. 

Poi, però, si tollerano allo stesso tempo sproloqui e offese gratuite o si delegittima il politically correct: gran clamore l’hanno avuto le esclamazioni del duo comico foggiano Pio e Amedeo che invitano a farsi una risata davanti ad un’offesa razzista o omofoba.

Quanto pesa un’offesa

Il valore di un’offesa è un parametro che non viene preso in considerazione perché troppo spesso considerato noioso, inutile, limitativo, roba da permalosi insomma.

Il fulcro di tutto sta nello stabilire chi decide quando e perché offendersi o sentirsi umiliati per una parola e un concetto. Decidere a pie pari che un’espressione non fa male se non si è l’oggetto dell’offesa è l’hobby più diffuso. Di solito la bandiera della libertà di parola è sventolata da chi non subisce molestie verbali perché non appartiene alla minoranza vessata: si tratta spesso di uomini bianchi ed eterosessuali che sentono il dovere di dire la propria pur facendo parte della maggioranza dei privilegiati.

Mi chiedo: le offese infelici online devono sempre essere accompagnate da una scusa? O basta una risata?

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Odio in rete

Sulla dignità e validità di ogni corpo abbiamo parlato più volte, e sono tanti i profili Instagram che difendono il diritto all’inclusione. Il profilo Instagram #Evastaizitta sta facendo un grande lavoro nel raccogliere testimonianze sul tema grassofobia, declinato in vari aspetti della vita: in ambito medico, a scuola, a lavoro, nel periodo adolescenziale. 

Quello che emerge è che esiste una discriminazione sui corpi e sulla loro accettazione sociale, alimentata da ripetute discriminazioni dal mondo della moda, dalla scuola e dalla società in genere. C’è un pregiudizio imperante e non troppo latente che chi supera la taglia 44 sia un debole, un pigro, un vizioso e va redarguito in ogni modo.

L’odio in rete accelera la discriminazione verso le minoranze: omosessuali, neri, donne. In queste categorie il grasso nemmeno rientra, semplicemente non deve esistere, andrebbe cancellato.


L’elogio dei valori: i bambini insegnano

Quella delle offese gratuite, dunque, è davvero una condanna a vita? 

Se da una parte c’è una violenza verbale, una prevaricazione, un’arroganza diffusa in rete e per strada, dall’altra c’è il mondo fatato dei bimbi a cui vogliamo tramettere messaggi di purezza e amore. Valori condivisi di rispetto verso il prossimo, fratellanza, gentilezza di cui vogliamo siano portavoce i più piccoli.

Di buoni propositi e morale positiva, ad esempio, è piena la narrazione Disney, che insegna a rispettare il prossimo, a coltivare l’amicizia, l’amore per la natura e gli animali, a condividere e collaborare per obiettivi comuni.

Riflettere quei principi nel mondo reale e in quello degli adulti deve essere un lavoro perseguibile e auspicabile, senza etichettarlo come “buonismo” ma con l’obiettivo di costruire insieme un mondo migliore. I bambini guardano l’esempio degli adulti, ed è bene che tutti (non solo i genitori) si sentano responsabili degli uomini e delle donne che costruiranno il futuro in cui saranno protagonisti.

Educare alla gentilezza

Coltivare la gentilezza e educare al rispetto non possono e non devono essere valori estinti, per “pappamolla”, da deboli. Aiutare chi è in difficoltà deve essere la prassi di chi vive in una società che può definirsi civile.

Garantire i diritti fondamentali, rispettare chiunque senza discriminazioni fisiche, sessuali, religiose, di etnia sono imperativi morali e valori imprescindibili che non passano mai di moda. E che rivendicheranno il loro spazio tra le offese online SEMPRE. Per quanto si vogliano affossare.

Più facile a dirsi che a farsi? Cominciamo dal piccolo, dalle nostre azioni quotidiane, dall’esempio che diamo ai nostri figli, dal rispetto del prossimo e dell’ambiente: una piccola goccia sarà capace di smuovere un oceano intero, insieme a molte coscienze.

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