In questo articolo approfondiamo la figura del Mental Coach, salita alla ribalta dopo le vittorie alle Olimpiadi e a Belgrado 2022 dell’atleta italiano Marcell Jacobs. 


Mental coach: chi è questa figura?

Nel mio lavoro di coach specializzata nei disturbi del comportamento alimentare mi viene spesso posta una domanda: “Melania, che differenza c’è tra te e un mental coach?”. Beh, nessuna!

Eppure, proprio grazie a questo quesito ricorrente mi rendo conto di quanta confusione ci sia in merito, complice anche la mancanza di spiegazioni chiare proprio ad opera dei coach (facciamo un mea culpa). 

Occorre, dunque, chiarire meglio il significato di Mental Coach, chi è questa figura e, ovviamente, cosa fa in concreto. 

Chi è il Coach?

Prendi la parola “mental” e mettila da parte, almeno per un attimo (ci torno tra poco). Sì, perché prima di aggiungere l’aggettivo bisogna ripartire dalla professione del coach, nata nel mondo sportivo e poi diffusasi a partire dagli anni 80’ e 90’ anche nel mondo del business e della crescita personale. 

Ecco, dunque, che il Coach (anche il mental coach, quindi) è un professionista che attraverso un metodo di lavoro preciso e la relazione con i suoi clienti li aiuta a costruire quel ponte tra ciò che sono e ciò che vogliono ottenere. 

Il Coach, dunque, aiuta il suo cliente a trovare la consapevolezza, le risorse e anche la motivazione per raggiungere un obiettivo specifico, che sia nel mondo del lavoro, della carriera, delle relazioni oppure come scopo per una vita piena e felice.

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Coach mentale: alcuni chiarimenti

Chiarito chi è il coach, quindi, qual è in questo caso il significato di mental coach, e perché si usa questo aggettivo?

In verità, quando un coach diventa un professionista a tutti gli effetti (in seguito vedremo come si fa per diventarlo), la sua formazione è UGUALE a quella dei suoi colleghi. Ciò che lo contraddistingue, quindi, è l’ambito di specializzazione, in linea con le proprie passioni o competenze (certificate con un attestato formativo o anche acquisite “sul campo). 

Ecco, quindi, che l’aggettivo “mental” va a definire quei coach che operano nel mondo dello sport e della performance aziendale, che utilizzano un modello psico-educativo per sviluppare gli aspetti mentali/psicologici del raggiungimento delle prestazioni. 

In altre parole, il mental coach è una figura che aiuta gli artisti, i performer e gli sportivi a sviluppare la loro capacità di essere concentrati, determinati, impegnati e fiduciosi in tutte le circostanze della loro professione. Un allenamento “mentale”, dunque, di pari passo con quello del corpo. 


Mental coach sportivo: un ambito di successo

Esistono prove scientifiche convincenti per le quali le abilità psicologiche come concentrazione, determinazione e fiducia nelle proprie capacità non siano solo innate ma, anzi, possano essere apprese e sviluppate. E ciò diventa fondamentale nell’ambiente della performance sportiva. 

Le ricerche del settore, infatti, rivelano che gli atleti olimpici e professionisti che ottengono più medaglie e ricevono compensi maggiori rispetto ai coetanei abbiano abilità psicologiche più sviluppate rispetto ai colleghi. E qui entra in gioco il mental coach: lavorare fianco a fianco degli atleti per il miglioramento delle prestazioni sportive. 

Ne sa qualcosa la mental coach Nicoletta Romanazzi – divenuta celebre per aver accompagnato il campione olimpico Marcell Jacobs alla vittoria quasi impossibile dei 100 metri piani e della staffetta 4×100 metri ai Giochi di Tokyo 2020.

Tra i mental coach famosi nell’ambiente sportivo, inoltre, c’è anche Stefano Massari, che annovera tra i suoi clienti di successo Matteo Berrettini, l’unico tennista italiano ad aver disputato la finale del torneo di Wimbledon. 

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Marcell Jacobs (Copyright: 2021 Getty Images)

Diventare mental coach

Come ho già sottolineato in precedenza, per diventare mental coach occorre intraprendere un percorso professionale. Anche se molti si definiscono “coach”, infatti, non tutti hanno ottenuto un riconoscimento in tal senso (attenzione, dunque alle “zone grigie” di questa professione. 

Io stessa per poter definire la mia professione di coach ho intrapreso un percorso di formazione riconosciuto dall’Associazione Internazionale di Coaching. E lo stesso dovranno fare tutti coloro che vogliono diventare mental coach (o life coach o business coach ecc.). 

Il mio consiglio è sempre quello di rivolgersi ad accademie e corsi certificati a livello nazionale e internazionale (e pretendere tali riconoscimenti dal professionista al quale ti rivolgi SE SEI UN CLIENTE). E, successivamente, scegliere semmai un corso di mental coach che metta in campo gli insegnamenti specifici e verticali in linea con questo sbocco lavorativo. 

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