Molti clienti e studenti mi fanno questa domanda: perché penso sempre al cibo? Un pensiero fisso, martellante, sempre presente in ogni azione quotidiana. Scopriamo perché succede a tantissime persone.


Pensare in continuazione al cibo è comune 

Non a tutti, ma succede a molti: non c’è momento da mattina e sera che non ritorni prepotente questa ossessione mentale in cui l’oggetto del piacere è il cibo. 

E in Italia sono quasi 4 milioni le persone che vivono tutto il giorno, tutti i giorni, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non-stop, l’ossessione alimentare.

Se ti sei mai chiesto “Perché penso sempre al cibo?”, dunque, conoscere le ragioni e riconoscere i sintomi della fame nervosa può aiutarti a ridurre l’intensità di questi pensieri, imparando a gestire al meglio questo vero e proprio disordine alimentare.


Ansia e stress

Tra le cause maggiori relative al pensiero costante del cibo c’è sicuramente una condizione di forte ansia e stress. 

L’idea di non avere tempo per fare tutto, di non riuscire a gestire gli impegni tra casa e lavoro, infatti, può portare ad un crollo psicofisico in cui l’unico “alleato” fedele diventa proprio il cibo. 

Una valvola di sfogo, una coccola serale da consumare lontano da occhi indiscreti e giudicanti, l’abbraccio sincero, l’amante perfetto, la protezione dal mondo esterno e dai suoi obblighi.

Il mangiare compulsivo, con la totale perdita di controllo nei confronti del cibo, tuttavia, non è un comportamento che va sottovalutato e può essere il campanello d’allarme dell’insorgere di un disturbo alimentare.


Restringere e mangiare troppo poco

Un’altra ragione per cui c’è un pensiero fisso sul cibo è che magari non si mangia abbastanza. La restrizione da cibo, infatti, attiva nel corpo la cosiddetta “modalità fame”, per cui il cervello ricerca continuamente qualcosa per soddisfarsi. E ci martella fino a quando non ci riesce.

Ecco perché le persone che fissano molte regole alimentari (ad esempio non mangiano carboidrati o misurano ogni pietanza), per eccesso di controllo, pensano continuamente al cibo. Troppe regole alimentari e diete molto restrittive, di conseguenza e paradossalmente, possono portare proprio all’opposto di ciò che si desidera, alimentando una vera e propria schiavitù alimentare. 

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Ossessione per peso e immagine corporea

La nostra cultura (e il mercato della dieta e della grassofobia) promuove ovunque e continuamente la perdita di peso. Un corpo magro è il desiderio di tutti perché socialmente accettabile, sano ed equilibrato; il corpo grasso, invece, è discriminato in tutti i modi.

Un altro motivo per cui la perdita di peso e l’ossessione per il cibo sono comuni è perché la nostra società è fobica dei grassi e discrimina le persone più grandi. 

Si chiama “grassofobia” ed è una vera paura e ossessione della società nei confronti dei corpi “non conformi”. 

I social media, la moda e le pubblicità, poi, non fanno altro che amplificare questa discriminazione proponendo esclusivamente un’ideale di corpo magrissimo associato all’idea di bellezza e perfezione. 


Emozioni difficili da gestire

Sono diverse le emozioni trigger che scatenano le abbuffate e sono collegabili all’isolamento sociale, alla vergogna verso il proprio corpo, al non sentirsi all’altezza nei confronti degli altri, ad un desiderio di perfezione impossibile da raggiungere.

Quando ci si abbuffa si nutrono prima di tutto le emozioni negative, l’ansia e il senso di frustrazione perenne, la sensazione di non riuscire a controllare la propria vita.

La perdita di controllo, che genera episodi di fame compulsiva in cui si mangia con ingordigia qualsiasi cosa capiti a tiro, infine, aumenta il senso di colpa e d’inadeguatezza, ed è molto spesso sinonimo del Binge Eating Disorder.

Pensi sempre al cibo e ti serve aiuto a capire il perché? Scopri come posso aiutarti

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