La recensione del libro “Il riflesso di me. Come ho imparato ad amarmi, dopo l’anoressia”, dove la showgirl e attrice siciliana Rosalinda Cannavò racconta la sua discesa negli inferi dell’anoressia e come ne è uscita ritrovando se stessa.


Adua vs. Rosalinda

Molti la conoscono come Adua Del Vesco: è il suo nome d’arte, quello che l’ha portata alla ribalta e anche quel “riflesso” pesante di sè che l’ha prima portata nella vetta più alta del paradiso e poi nelle profondità dell’inferno in pochissimo tempo. Una storia di rinascita dai disturbi alimentari dura e toccante, che troviamo raccontata senza fronzoli nelle pagine di “Il riflesso di me”.

La storia di Rosalinda Cannavò è una storia a tratti cinematografica: una ragazza semplice e timida che sogna di fare l’attrice (appunto) e che si scontra immediatamente con la dura legge dello showbiz. Se vuoi fare tv o cinema a livelli “alti” ci sono delle regole da seguire, che riguardano non solo la preparazione ma anche il modo in cui appari, il tuo corpo e perfino il modo in cui parli.

Disciplina, abnegazione, negazione di sé: Rosalinda diventa la Adua di successo ma, contemporaneamente, incatenata e sottomessa al suo riflesso.

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Negare se stessi

Eh sì, perché fin da subito Rosalinda si ritrova in un incubo. Comparsate, ruoli da protagonista e cene di gala la portano sotto i riflettori ma anche con le dita puntate: hai il viso troppo paffuto, hai qualche chilo di troppo per funzionare in tv, hai un accento troppo marcato, sei “troppo”…

Insomma: VAI BENE SOLO SE CAMBI E DIVENTI COME DICIAMO NOI.

E se all’inizio Rosalinda avverte dentro di sé un brivido di fastidio, pur di ottenere il successo e la carriera per i quali ha sempre lavorato duro alla fine cede. Abbraccia Adua, segue i “consigli” dei suoi colleghi e collaboratori e si lascia travolgere dalle luci della ribalta.

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L’anoressia è la risposta

È proprio questo passaggio del libro a marcare il passo della storia di Rosalinda/ Adua. All’inizio la prende come sfida personale: cercare di cambiare, allenarsi, mangiare meno, controllarsi per poter ottenere più ruoli. D’altra parte, rimettersi “in forma” che male può fare? pensa all’inizio.

Poi, pian piano, inizia una spirale dalla quale diventa complicato uscire. Più dimagrisce più riceve complimenti sulla sua persona, sulla sua bellezza, sul suo portamento. Più diventa Adua e nasconde Rosalinda più ha successo. E più ha successo “esternamente”, più perde l’equilibro dentro di sé.

Il problema, infatti, è che – per essere Adua – Rosalinda arriva completemente a stravolgersi: dimenticare quella bambina sorridente e solare e sottoporsi ad un regime calorico, mentale e comportamentale sempre più restrittivo. Le porte dell‘anoressia nervosa si spalancano… e lei ci cade dentro con tutte e due le scarpe.

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Rosalinda da bambina. @ Photo: Profilo Instagram

La riscoperta di sé: il Grande Fratello Vip

È paradossale che, per riscoprirsi, bisogna rimettersi a nudo. Ed è quello che fa Rosalinda con la sua scelta – a tratti sofferta – di partecipare al Grande Fratello Vip dopo anni di silenzio dai riflettori.

Sono passati anni, infatti, dalla sua ultima comparsata. Anni nei quali Rosalinda ha lottato contro il suo mostro, anni in cui ha avuto paura anche solo di avvicinarsi al mondo romano dello spettacolo per paura di ricadere.

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Rosalinda Cannavò. @ Photo: Profilo Instagram

Eppure, sono proprio le telecamere invadenti ma cristalline del Grande Fratello a permetterle di mostrarsi quella che è davvero, la sensuale, esuberante, piena di vita e ruspante Rosalinda. L’attrice che sveste i panni del suo riflesso ingombrante e che recita la sua parte più difficile: se stessa.


“Il riflesso di me”: perché vale la pena leggerlo

Sono molto attenta ai racconti di chi lotta o ha lottato contro i disordini alimentari (ne ho parlato qui, qui e in tutte le mie recensioni). E quello che ho apprezzato del libro di Rosalinda Cannavò è la sua schietta semplicità: l’autrice ci apre davvero le porte del suo cuore in una lettera aperta e onesta ai lettori, che va ben oltre la battaglia contro l’anoressia (inclusa una violenza subita da bambina).

E fa anche un passo in più: cercare di ritornare alla sua versione “bambina”, quella che sognava e sorrideva, quella che autenticamente traspariva proprio da ciò che il mondo esterno ha cercato di soffocare. Per ricordarci, in definitiva, che per vincere un disordine alimentare NON DOBBIAMO MAI DIMENTICARE LA NOSTRA AUTENTICITÀ.

Se qualcuno vuole cambiarci, insomma, abbiamo tutto il sacrosanto diritto di dire NO, e di ritornare a noi stessi. Come ha fatto Rosalinda!


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