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La selettività alimentare, detta anche disturbo evitante restrittivo, è un nuovo disturbo alimentare NAS. Nasce nell’età evolutiva del bambino ma può coinvolgere anche gli adulti, per i quali il cibo “sbagliato” diventa un pericolo per il proprio corpo. Ecco la mini guida.


INDICE:


Selettività alimentare: in che cosa consiste

La selettività alimentare è caratterizzata da un comportamento scorretto legato al cibo (per questo è classificata come un nuovo disturbo alimentare nel DSM-5), che porta il soggetto che ne soffre a cibarsi solamente di una ristrettissima gamma di alimenti – di solito non superano i 5 o 6 cibi.

Il soggetto che vive il disturbo evitante/ restrittivo rifiuta sia alimenti conosciuti che non rientrano nella sua “gamma di preferenze” sia alimenti sconosciuti. 

Molto spesso, inoltre, i cibi scelti sono composti di carboidrati e grassi, come ad esempio pasta, pane, patatine e formaggio. 

Frutta, verdura e altri alimenti dal ricco valore nutrizionale, al contrario, difficilmente rientrano nella gamma dei cibi “ammessi”. 


Un problema dell’età evolutiva

Alimentarsi è una tra le prime attività che il bambino mette in atto subito dopo la nascita, e tale comportamento è molto legato al rapporto che si istaura con la mamma. 

Il legame che si crea tra madre e bambino, il conseguente metodo di alimentazione (allattamento naturale e/o artificiale) e l’evoluzione verso l’alimentazione autonoma, quindi, gettano le basi per un corretto sviluppo alimentare… o, al contrario, per un comportamento disordinato con il cibo

È facile notare come, in questo spazio temporale evolutivo del bambino, possano comparire le prime difficoltà alimentari e l’insorgere di disturbi, proprio come quello della selettività alimentare.

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Dalla selettività “lieve” al disturbo evitante/ restrittivo

Nella maggior parte dei casi di lieve conflittualità alimentare, comunque, questa regredisce spontaneamente con il passare del tempo, poiché legata ad un temporaneo ritardo cognitivo, come ad esempio la proposta da parte del caregiver al bambino di cibi solidi prima dei 6 mesi di età. In tal caso il bimbo, non ancora “pronto” né fisiologicamente né emozionalmente, può attuare rifiuto verso il cibo. 

I disturbi lievi, d’altra parte, possono anche protrarsi nel tempo e radicalizzarsi, prendendo la forma di veri e propri disturbi alimentari. 

Un ruolo fondamentale, che sembra essere uno tra gli elementi centrali nello sviluppo di comportamenti alimentari scorretti, è giocato dalla cerchia sociale e dalle abitudini. 

Errate abitudini alimentari, come una dieta non equilibrata, l’abuso di dolciumi o junk food in famiglia e nella cerchia di frequentazioni (es. asilo nido, scuola) creano comportamento imitatori da parte del bambino, che potrebbero poi essere riproposti e perpetrati nel tempo a casa.

Il delicato equilibrio madre-figlio

Anche un rapporto conflittuale o difficile tra madre e figlio può portare all’insorgere di disturbi alimentari e comportamenti alimentari scorretti. 

Si è riscontrata, infatti, nei bambini che soffrono di ipersensibilità sensoriale, una tendenza ad avere un rapporto piò ostico e difficoltoso con il cibo, specie se costretto a seguire le direttive della madre. 

La loro estrema sensibilità, in questo caso, si riflette sul cibo, il che implica che un bimbo potrebbe considerare “troppo” una particolare consistenza, associandola ad un’emozione negativa, e perpetrare poi questo comportamento con altri alimenti, cibi o preparazioni che secondo lui possono avere la medesima consistenza.

Un istinto di sopravvivenza innato

Il periodo evolutivo che va dai 18/20 mesi di età ai 5 anni circa, infine, è estremamente particolare quando il bambino attraversa un momento chiamato di “neofobia”.

Questo comportamento auto-conservativo, che risale agli albori della vita sulla terra, è legato al timore del bambino di morire per aver ingerito qualcosa di non commestibile o di deleterio per il suo organismo. Anche ai giorni d’oggi, dunque, tale comportamento ancestrale, dettato da anni di adattamento evolutivo, vede il bimbo preferire e prediligere cibi, preparazioni ed alimenti a lui familiari, conosciuti, o che vede consumare dalle persone a lui vicine.  


Alimentazione selettiva e conseguenze per la salute

Le conseguenze per la salute di una alimentazione selettiva, va sa sé, possono essere diverse, e possono manifestarsi sia nel breve che nel lungo termine. 

La ristrettezza alimentare, innanzitutto, provoca un apporto energetico non consono ed un deficit a livello nutrizionale dei principali essenziali per il buon funzionamento del corpo (vitamine e minerali); frutta, verdura, cereali integrali, grassi buoni e proteine nobili, infatti, non rientrano quasi mai negli alimenti selezionati, e ciò potrebbe condurre a situazioni di sottopeso, ritardo nella crescita e nello sviluppo psico-fisico. 

Dal momento che prediligono quasi sempre alimenti estremamente energetici quali dolci, comfort food e snack confezionati, i bambini affetti da selettività alimentare potrebbero incorrere in problematiche opposte rispetto a quelle prima citate, prime tra tutte il sovrappeso e l’obesità infantile.

Legate a tali patologie, in aggiunta, potrebbero insorgere anche tutte le altre problematiche fisiologiche quali colesterolo, affaticamento multi organo, problematiche cardiache, diabete. 

Nei casi più gravi, in definitiva, il disordine evitante/ restrittivo può portare proprio all’insorgere di veri e propri disturbi alimentari legati all’età della fanciullezza.  

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Selettività alimentare: quando intervenire

L’alimentazione e il momento del pasto sono atti non relegati esclusivamente all’introdurre cibo per mero bisogno fisiologico, ma hanno un carattere sociale e conviviale estremamente importante (per tale ragione la chiamiamo spesso “alimentazione emotiva”).

E questo è altrettanto vero per i bambini: basti pensare, infatti, alle feste di compleanno, la cena di fine anno e i pranzi in famiglia. Ecco perché è molto importante che questi momenti vengano vissuti in maniera salutare e felice, cosa che non succede se ci si trova davanti alla selettività alimentare o ad altri disturbi alimentari. 

È fondamentale, dunque, riconoscere tempestivamente il manifestarsi dei primi sintomi di selettività alimentare, in maniera tale da intervenire subito e non peggiorare una condizione magari ancora lieve. 

Importante, neppure a dirlo, il ruolo genitoriale, ossia la capacità dei genitori di avere il controllo della situazione, riuscire a distinguere quando il bambino è semplicemente schizzinoso con il cibo o se invece, dietro i suoi rifiuti e comportamenti evitanti e restrittivi, si celi qualcosa di più significativo. 


Trattamento del disturbo evitante restrittivo

Il trattamento della selettività alimentare deve essere intrapreso analizzando tutti gli aspetti, senza concentrandosi, quindi, esclusivamente sul cibo. 

Approcciarsi al bambino in maniera equa, dunque, è il primo step per la cura, avendo l’accortezza di non essere né troppo coercitivi né troppo permissivi. 

L’obbligo a mangiare un determinato alimento potrebbe, infatti, avere un effetto contrario e portare stati di ansia, depressione e conati di vomito nel bambino, sottoponendo per altro l’intero nucleo familiare ad uno stress elevato. D’altra parte, anche il proporre al bambino solo alimenti che vuole per evitare “problemi” non porta che ad una ripetizione del comportamento. 

Di fondamentale importanza, quindi, è costruire una buona e corretta cultura alimentare che cresca di pari passo con il crescere della famiglia, una routine alimentare che viene seguita da tutti senza sforzi, costrizioni o sofferenze legata ad un rapporto sano ed equilibrato con il cibo. 

Per quanto riguarda il disturbo evitante/ restrittivo nei bambini, dunque, si può intervenire proponendo il cibo in tutte le sue forme, colori, profumi e consistenze, non relegandolo solo al momento del mangiare: gli alimenti diventano, improvvisamente, gioco e scoperta e si possono toccare, annusare, schiacciare, assaporare (seguendo i principi del Mindful Eating, il mangiare consapevole).

Attraverso questo approccio, di conseguenza, il bambino è più libero di conoscere, sperimentare e utilizzare la sua innata curiosità di portare alla bocca il cibo, iniziando dunque il percorso di scoperta a 360º!

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By Melania Romanelli

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e Coach Alimentare. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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