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Anche essere ossessionati dal workout, dalle estenuanti sedute in palestra e dalla grandezza dei muscoli, forse non lo sai, è classificato come un nuovo disturbo alimentare. Si chiama Vigoressia (o bigoressia) e colpisce prevalentemente (ma non solo) gli uomini. Scopriamo qual è il significato di Vigoressia e cosa fare a riguardo in questa mini guida di approfondimento.


INDICE:


Workout, perfezione, ossessione

Ad un primo sguardo, ciò che si nota è questo: un corpo tonico, in forma, sano, muscolarmente definito, un’alimentazione all’apparenza molto ben strutturata, l’integrazione di un giorno di sgarro per sfogarsi…  

Chi mai immaginerebbe che, dietro tutta questa invidiabile disciplina, ci possa essere un disturbo alimentare chiamato Vigoressia (altrimenti detto bigoressia)?

In verità, quelli che scherzosamente vengono additati come i “fissati per la palestra” o i “talebani dei pesi” – ed altri luoghi estremamente comuni – dietro a quest’immagine quasi perfetta potrebbero nascondere un segreto insidioso legato all’alimentazione. Un segreto che, forse, non sanno neppure di avere dentro di loro.

Ecco una breve guida su cosa dobbiamo conoscere circa il disordine alimentare della Vigoressia. 


Che cos’è la Vigoressia?

Ossessione per il proprio corpo, per il tono muscolare, ossessione per quanti e quali esercizi e ripetizioni si sono fatte, per la quantità perfetta di acqua giornaliera nel corpo, ossessione per i macros mangiati, per il bilanciamento perfetto di integratori, per il contenuto di proteine per ogni singolo alimento, ossessione per il giorno di sgarro… Possiamo riassumere il concetto del DCA della Vigoressia proprio con l’elenco appena letto: ossia, l’ossessione per la propria forma fisica perfetta e muscolosa. 

Da questo punto di vista, la bigoressia viene definita anche “anoressia inversa”: al contrario di quest’ultima, che tende a voler “scomparire” dietro un corpo esile, infatti, la bigoressia ricerca in maniera ossessiva proprio la grandezza del muscolo. 

Come l’ortoressia e il disordine Pica, inoltre, la Vigoressia fa parte di quei disturbi chiamati disturbi NAS, ovvero i nuovi disturbi alimentari non altrimenti specificati. 


Bigoressia e dismorfismo muscolare

Nello specifico, la bigoressia è una compulsione legata al concetto di “dismorfismo” muscolare, ovvero il vivere ossessionati da una o più parti del proprio corpo che si considerano imperfette, pensando che tutte le attenzioni delle altre persone siano concentrate proprio su quel presunto difetto. 

Le persone che soffrono di Vigoressia, dunque, provano una preoccupazione estrema per tutto quello che riguarda il fisico e, di conseguenza, anche per tutto ciò che può influire negativamente su tonicità, sviluppo muscolare e prestazioni atletiche e sulla percezione degli altri circa la propria forma fisica.

Pensano di essere sempre troppo deboli o gracili e, per tale ragione, influenzano direttamente il loro comportamento, tra alimentazione meticolosa, allenamento estenuante e abbandono dei rapporti sociali. 

Questo disturbo è noto anche come complesso di Adone.


Cause e sintomi della Vigoressia

Come abbiamo visto, la Vigoressia, fa parte di quei disordini dell’alimentazione chiamati anche nuovi disturbi alimentari, che sono figli del tempo che stiamo vivendo. 

In particolare, l’attenzione spasmodica alla forma fisica corporea è piuttosto recente, tanto che sono molti gli “inconsapevoli” di essere vittime del tranello dell’ossessione per il workout e degli addominali scolpiti. 

Ecco perché, in misura ancora maggiore rispetto agli altri disturbi, oltre alle cause emotive sono presenti anche cause di natura sociale e culturale. 

La pressione sociale 

Negli ultimi decenni l’equazione stereotipata della bellezza, sia maschile che femminile, è diventata solo una: 

magro = bello = perfezione = salute = desiderabilità = accettazione sociale = felicità

L’influenza sociale alla base di questo terribile circolo vizioso – e del conseguente comportamento vigoressico – ha avuto un impatto estremamente forte da entrare con imponenza nella nostra mente per insidiarsi come “normalità”. I media ci bombardano di notizie, di immagini e di soluzioni da intraprendere nel caso non si è costituzionalmente abbastanza magri in maniera così martellante, in pratica, da farci sentire sbagliati quando ci discostiamo anche di poco da quell’immagine stereotipata di perfezione. 

Con tale sentimento nella testa e nel cuore, infine, ci invitano a rimetterci in moto, recuperare la forma fisica desiderabile attraverso le soluzioni classiche: regime dietetico restrittivo, allenamento intensivo, workout quotidiano e controllo costante delle prestazioni. 

L’emotività

La parte emotiva gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della bigoressia: la giovane età, l’insicurezza legata al rapporto con gli altri, l’ingresso nell’età adulta che comporta un lungo periodo particolarmente difficile, il non sentirsi “mai abbastanza per qualcuno”, il non piacersi

Sono tutte sensazioni normali associate alla crescita e all’impatto sociale che la costruzione della nostra identità fisica e interiore comportano. Il punto è, però, quando attaccano persone altamente fragili, la cui compulsione potrebbe (non è automatico il passaggio, chiaro) sfociare nella strada della Vigoressia. 

Riconoscere i sintomi della Vigoressia

na volta che abbiamo compreso il nostro “attaccamento” alla forma fisica, dunque, come possiamo riconoscere i sintomi e capire se siamo bigoressici?

Ecco i sintomi più comuni della bigoressia:

  • L’ossessione per il proprio corpo: sempre sano, tonico, tirato, capace di sottostare ad alte prestazioni atletiche;
  • Il sottoporsi a sessioni di workout estreme, con una particolare preferenza per la pesistica, per aumentare le dimensioni dei muscoli;
  • La maggior parte del tempo è impiegata nella cura del corpo e delle sue prestazioni;
  • L’alimentazione diventa maniacale, con un solo giorno di sgarro (che spesso diventa quasi un’abbuffata controllata);
  • Ogni altro aspetto della vita (amicizie, lavoro, studio, vita sociale) entra in secondo piano rispetto alla cura del proprio corpo al millimetro e al grammo;
  • L’uso di integratori costante e compulsivo;
  • L’uso di anabolizzanti per aiutare la forma fisica e mantenerla perfetta nel tempo. 

Tra palestra e autostima

Quanto è facile passare la sottilissima linea che divide una sana pratica sportiva, una buona alimentazione e prendersi cura del proprio corpo dalla vigoressia?

Ogni giorno vediamo e recepiamo immagini di corpi perfetti e definiti, il cui  messaggio implicito è proprio quello che non solo possiamo essere così, ma che in effetti dovremmo: basta prendersi cura di noi stessi con pochi step e possiamo ambire proprio a quell’ideale che ci porterà un corpo invidiabile e anche l’ammirazione di tutti. 

Ecco che qui subentra un discorso ancora più profondo e legato alla nostra autostima: solo se diventeremo così potremmo essere degni di amore e rispetto, soprattutto il nostro.

Ed è proprio in quel sottile equilibrio che potrebbe insidiarsi la vigoressia, quando la stima che si ha di se stessi è troppo bassa, se non ci si sente abbastanza e all’altezza con i modelli che ci vengono presentati e, infine, quando non abbiamo ancora imparato ad amarci.


Vigoressia: un problema solo maschile?

Anche se inizialmente la Vigoressia colpiva principalmente un pubblico maschile, nel corso degli anni questo divario si è sempre più assottigliato, lasciando il campo allo sviluppo massiccio della vigoressia femminile. 

La percezione del corpo maschile, d’altra parte, è sempre rimasta  abbastanza stabile nel tempo: un corpo muscoloso ma non troppo, definito, atletico e sportivo. Lo stereotipo del corpo femminile, al contrario, ha subito talmente tanti cambiamenti nella storia moderna che ci è voluto più tempo per trovare lo “standard” legato allo stereotipo magrezza = bellezza, che persiste nei giorni nostri. 

Assieme allo sviluppo della moda curvy, oggi, continuiamo ad assistere alla definizione di un corpo femminile simile a quello maschile, fattore che influenza la donna nello sviluppo di un comportamento ossessivo per il mangiare sano e, contemporaneamente, di una compulsione per il workout estremo tipico della Vigoressia femminile.


Come uscire dalla Vigoressia?

Uscire dalla Vigoressia, come da tutti i disturbi alimentari, è un percorso molto lungo, difficile e non privo di ostacoli. 

Eppure, come per tutti i problemi legati al cibo e all’immagine di sé, esiste sempre una soluzione legata ad un lavoro quotidiano. 

Occhi esterni

Il supporto delle persone che abbiamo intorno a noi e che ci vogliono bene è fondamentale: avere persone vicine che ci aiutino a capire quanto negativamente il nostro comportamento alimentare influenzi negativamente la nostra vita è essenziale. Come lo è diventare consapevoli di avere un disturbo alimentare di per sé.  

Lavorare sull’autostima di sé

Lavorare sulla percezione e sulla stima che abbiamo di noi stessi è un passo importantissimo per uscire dalla Vigoressia e per costruire noi stessi come persone fatte e formate. Imparare a convivere e voler bene anche ai nostri difetti, comprendere che ognuno è bello nella propria imperfezione, infatti, è uno dei primi segni dell’accettazione di noi stessi attraverso l’immagine corporea. 

Eliminare le convinzioni sul cibo “cattivo”

Per essere atletici e con un corpo che ci piace non bisogna necessariamente eliminare dalla nostra tavola ciò che ci dà gioia (al bando la cosiddetta “polizia alimentare”).

Ricostruire un rapporto sereno con il cibo, mangiare per piacere e non per obbligo, sganciare l’allenamento estremo dal bruciare le calorie ingerite sono i primi passi per ritornare a vivere senza ansia il momento della nutrizione. 

Allenarsi ascoltando il corpo 

Allenarsi senza esagerare, ascoltare il nostro corpo quando ci manda segnali inequivocabili – quando è stanco, quando è sovraccarico, quando è sul punto di cedere – significa rispettare le sue comunicazioni senza ribellarci. Anche perché, ascoltare il nostro corpo e amarlo a prescindere, ci permette di vivere dentro una “macchina” funzionante e sulla quale poter contare sempre. 

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By Melania Romanelli

 Melania Romanelli, scrittrice, blogger e Coach Alimentare. Nel 2017 ha pubblicato su Amazon il romanzo “Spero Tutto Bene: un viaggio alla ricerca della felicità è sempre un ritorno a casa”. Blogger e Content Creator presso www.melaniaromanelli.com, personal coach sui temi di crescita personale, olismo energetico, spiritualità, disciplina e routine. Nel 2019 ha creato il programma "BED LIONS: come guarire dal Binge Eating Disorder”, per aiutare tutte le persone che soffrono del disturbo alimentare Binge Eating a guarire facendo appello alla propria forza interiore. Vive tra Canarie, Spagna e Italia. Per saperne di più: www.melaniaromanelli.com. Scopri di più su Melania!

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